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Info

 

Cellulare

Apparecchio che utilizza il sistema wireless, basato su una struttura di copertura del territorio che utilizza le celle.

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Chat room

Letteralmente "sala per le chiacchiere", è l’ambiente virtuale in cui i partecipanti ad una sessione di chat s’incontrano per iniziare a familiarizzare. Serve, in genere, per mettere in comunicazione i partecipanti alla chiacchierata, dopo di che alcuni di questi possono scegliere di appartarsi per continuare la conversazione in privato.

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Newsgroup

Oltre alle liste di discussione, un’altra applicazione di rete che permette alle persone di incontrarsi e discutere su argomenti di interesse comune sono i n. Come le liste, anche i n. permettono all’utente di determinare la circolazione di informazioni o di dati in base ad una sottoscrizione, anche se esiste comunque una differenza tra le due modalità. Infatti, nel caso di una mailing list, una volta che si è scelto il gruppo di discussione che interessa, si invia una mail per chiedere di partecipare e gli scambi avvengono direttamente grazie all’uso di posta elettronica che viene spedita "singolarmente" ad ogni persona che partecipa. Le notizie di aggiornamento al gruppo arrivano quindi sotto forma di e-mail direttamente nella casella di posta elettronica dell’interessato e possono essere lette solo da quest’ultimo. Nel caso di un n. le cose funzionano in maniera diversa in quanto i messaggi possono essere letti da tutti gli utenti, anche da quelli che non partecipano in prima persona alle discussioni. Normalmente per avere informazioni riguardo a questi gruppi occorre mettersi in contatto con un news server (che in genere permette l’accesso solo ad utenti riconosciuti) presso il quale si ha la possibilità di ottenere ampie informazioni sui gruppi esistenti in rete. Inoltre occorre essere in possesso di uno specifico programma, o newsreader, che consente la partecipazione alle discussioni. In genere comunque si può partecipare ai n. anche facendo utilizzando i browser grafici Explorer e Navigator.

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DBS

Sigla di Direct Broadcasting Satellite, sistema satellitare di diffusione diretta. Di questo tipo sono, ad esempio, i satelliti Astra usati dalle principali emittenti televisive europee (Canal Plus, MTV, Sky), Olympus (usato da Raisat) ed Eutelsat, che, posti in orbita ad una distanza molto ravvicinata alla Terra, hanno un’elevata potenza di trasmissione.

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Cinegiornale

Rassegna cinematografica periodica che informa sugli avvenimenti di attualità, quasi sempre con funzione di propaganda politica, nata nel 1908 con il Pathé Journal.

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Agenzie di stampa

Agenzie specializzate nella raccolta di notizie dalle fonti primarie e nella relativa distribuzione, per abbonamento, mediante collegamenti teleinformatici.

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Paleotv

Neologismo introdotto da Umberto Eco nel 1983 per distinguere la prima "epoca" nella storia della televisione italiana. La p. termina alla fine degli anni Settanta, quando la scomparsa del monopolio della Rai con l’apertura al sistema misto pubblico-privato segna il passaggio alla neotv. Gli schemi di programmazione della p. prevedevano una giornata televisiva che ritagliava i propri tempi su quelli della giornata lavorativa o, comunque, sui ritmi della vita sociale quotidiana degli italiani, senza interferenze o sovrapposizioni. Le ore di trasmissione dell’unico canale esistente erano limitate, fino al 1958, a quattro nell’arco della giornata. La programmazione era fondata essenzialmente su grandi appuntamenti serali, con cadenza settimanale: film al lunedì, sceneggiato giallo o varietà al martedì, film o telefilm al mercoledì, quiz al giovedì, teatro al venerdì, spettacolo di varietà al sabato, sceneggiato a puntate alla domenica; il telegiornale, poi, solo nei giorni feriali. Anche quando, con l’introduzione del Secondo canale, nel 1961, l’ammontare medio delle trasmissioni giornaliere sale a 12 ore, l’organizzazione del palinsesto televisivo resta comunque legata sostanzialmente alla ricorrenza di appuntamenti nell’arco della settimana, in particolar modo per la prima serata. I singoli programmi vengono concepiti come strutture molto omogenee al loro interno: a livello di ritmi e per tipo di inquadrature, con la telecamera molto statica nella maggior parte dei casi (in particolare per l’informazione) e a livello di generi.

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Neotv

Neologismo introdotto da Umberto Eco nel 1983 per distinguere la seconda "epoca" nella storia della televisione italiana, caratterizzata dall’avvento delle televisioni private, che coincide con lo sviluppo di tutti gli elementi produttivi, linguistici, comunicativi della cosiddetta neotelevisione. Il primo fondamentale passaggio dalla paleotv alla n. è segnato dalla trasformazione del ruolo e delle funzioni del palinsesto da griglia di sostegno della programmazione, in cui collocare i singoli programmi, a fattore di produzione prioritario nell’ambito delle tv commerciali. Anche i tempi della programmazione si allungano, sempre in virtù delle esigenze di mercato, fino alla progressiva copertura delle 24 ore. La programmazione assume la forma di un flusso continuo di immagini e suoni che si innesta nei tempi, nei ritmi, negli spazi della quotidianità dei telespettatori.

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Webtv

Tecnologia che, grazie ad un abbonamento alla rete e ad un browser che rende automaticamente leggibili le pagine Web sullo schermo del televisore, utilizza quest’ultimo come terminale semplificato per la navigazione in Internet e consente di gestirvi la posta elettronica. Inventato nel 1995 da Steve Perlman, tale dispositivo (set top box), commercializzato inizialmente da Sony e Philips, è stato realizzato dalla Microsoft in una versione più aggiornata che permette di navigare su Internet e, contemporaneamente, seguire un programma televisivo. La w. sta aprendo la strada a nuove modalità di sviluppo della tv interattiva e a possibili combinazioni tra televisioni e rete.

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Webcasting

Termine derivato dalla contrazione di web e broadcasting, utilizzato per indicare la trasmissione via Internet di contenuti audiovisivi in tempo reale, ottenuta attraverso programmi di streaming audio e video.

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Telefon Hirmondò

Forma di trasmissione radiofonica attraverso i fili del telefono, ideata da un ex collaboratore di Thomas Alva Edison, Tivadar Puskàs. Funzionò in Ungheria dal 1893 fino al primo dopoguerra, offrendo agli abbonati un palinsesto completo di notiziari, conferenze, commedie, concerti e letture.

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caratteri mobili, Stampa a

Tecnica per la riproduzione meccanica di lettere e segni, messa a punto a metà Quattrocento dall’orefice e incisore tedesco Johann Gutenberg, il quale si serve delle tecniche di incisione già note e di due strumenti di origini antichissime: il punzone (usato già in epoca preistorica per produrre segni e sigilli su materiali di vario genere, in seguito adoperato prevalentemente dai fabbri e dagli orefici) e il torchio (impiegato prevalentemente nella pigiatura dell’uva e nell’attività casearia, per dare forma ai formaggi), che trasforma in modo da utilizzarli sinergicamente e adeguarli al nuovo compito di riproduzione artificiale dei segni. La tecnica messa a punto da Gutenberg consiste nel fondere i singoli caratteri dei segni da riprodurre in modo da rendere possibile comporre una matrice in cui essi siano, appunto, "mobili", ovvero riposizionabili e riutilizzabili per praticare altre stampe. Tale procedimento prevede che, per ogni lettera o segno, venga fabbricato un punzone di metallo molto duro, recante all’estremità la lettera o il segno incisi a rilievo. Il punzone viene, poi, battuto sulla cosiddetta punzonatura: un supporto di metallo meno duro, dove il segno rimane impresso in un incavo, che costituisce la matrice. In essa — introdotta in un apposito apparecchio, detto staffa — vengono fusi i caratteri tipografici nelle quantità necessarie. Questi risultano, così, a rilievo, come il punzone dal quale traggono origine. I singoli caratteri tipografici mobili vengono poi accostati a rovescio, nella sequenza necessaria a formare parole e frasi e comporre la pagina, in una forma, il compositoio. Questo è un contenitore allungato, inizialmente in legno, poi in metallo, che serve a comporre le righe del testo da stampare. La composizione viene poi bagnata con un inchiostro abbastanza liquido (quello usato da Gutenberg era composto da un pigmento macinato in una vernice di olio di lino, una tecnica impiegata in quel tempo dai pittori fiamminghi) tanto da non rimanere attaccato al supporto metallico, ma da poter essere impresso sul foglio di carta con l’aiuto di un tipo di torchio fino a quel momento adoperato per la spremitura dell’uva. Dopo il processo di stampa, la sequenza dei caratteri viene scomposta: i caratteri sono, così, pronti per essere riutilizzati. La tecnica della stampa di Gutenberg può essere ridotta sinteticamente al sistema punzone-matrice-carattere-torchio, che si basa sull’uso di tre materiali essenziali: leghe metalliche per la costruzione degli strumenti del sistema tipografico, inchiostro grasso, carta. I punzoni sono di ottone e di bronzo, metalli soggetti a deteriorarsi dopo aver battuto le matrici che inizialmente sono di piombo e, dunque, soggette anch’esse ad una rapida usura per le continue colate. Sembra, però, che già l’allievo diretto di Gutenberg, Peter Schoeffer, sostituisca l’ottone e il bronzo con l’acciaio, introducendo inoltre le matrici di rame. Inizialmente i caratteri sono fabbricati in stagno, poi, per una maggiore resa, in una lega di stagno e piombo, alla quale, in seguito, viene aggiunto l’antimonio.

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Print on Demand (PoD)

Letteralmente stampa a richiesta, è un sistema di stampa digitale che costituisce un’applicazione del principio del "just in time" alla tecnica della stampa. Gli stampati possono essere prodotti con il minimo preavviso, esattamente quando sono richiesti e nel numero di copie necessario. Le fasi produttive sono, quindi, ridotte alla fase creativa della prestampa e alle due fasi esecutive della stampa e della rilegatura. Queste ultime due sono effettuate l’una dal computer server connesso telematicamente alle stampanti digitali, l’altra da macchine per la rilegatura. Il processo di prestampa, rispetto a quelli di stampa e rilegatura, avviene in remoto e può essere temporalmente anche molto dilazionato. Un libro o un documento possono essere prestampati anni prima dell’effettiva richiesta di stampa, fermo restando che il PoD consente di apportare cambiamenti significativi ai testi e, quindi, di aggiornarli, cosa molto importante soprattutto per la manualistica, in particolare quella tecnica. Il server di stampa può essere localizzato anche molto lontano dalla stampante e dalla rilegatrice: dov’è la richiesta, lì avverrà la consegna. Questo complesso sistema agisce come una sorta di "biblioteca virtuale", capace di inviare un libro a comando.

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Stampa tipografica

Sia la specifica tecnica di riproduzione di un testo scritto, un disegno o di qualsiasi altro tipo di segno, in un numero illimitato di copie uguali, partendo da una sola originale, matrice; sia i prodotti di tale operazione tecnica. Con il passare del tempo e l’uso sempre più massiccio di questa tecnologia di riproduzione dei segni, il significato del termine s. si è esteso fino ad indicare un canale di trasmissione e a diventare sinonimo di una particolare applicazione, ovvero di un settore della comunicazione giornalistica e dell’apparato organizzativo che la produce in modo industriale: la s. quotidiana e periodica. Tutti i processi di s. hanno in comune i seguenti elementi: originale, forma di stampa, supporto di stampa, inchiostro, macchina da stampa.

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Torchio

Apparecchio tipografico per la stampa, azionato a mano — risalente, nel suo principio costruttivo, a Gutenberg — costituito essenzialmente da due piani: un primo su cui si posa la forma (detto piano portaforma) ed un secondo (detto piano di pressione) che viene abbassato sul primo per mezzo di un accoppiamento meccanico leva-vite. Oggi viene usato ancora, sebbene sempre più di rado, per la tiratura delle bozze. Il t. litografico (litografia) — comunemente detto a stella — è costituito da un piano mobile su cui si posa la pietra e da un coltello (segmento di legno rivestito di cuoio), che esercita la pressione. Per stampare si fa scorrere il piano portaforma sotto il coltello per mezzo di una grande ruota munita di parecchi bracci di leva. Originariamente, per far funzionare un t. di stampa a pieno regime occorre una squadra di lavoranti di circa cinque persone: due compositori, due torcolieri, un apprendista per i lavori minuti; oltre ai cosiddetti lavoratori di coscienza, addetti alle forniture dei materiali. Già nel Settecento il t. tipografico viene, in parte, superato dall’introduzione della macchina a platina, in cui la pressione sulla forma viene esercitata attraverso l’uso di un piano. Intorno al 1810 Friedrich Koenig fa azionare il proprio t. dal vapore, che quadruplica la velocità di produzione portandola da 300 a 1200 copie all’ora. Qualche anno dopo lo stesso Koenig brevetta il sistema di stampa piano-cilindrico, in cui il piano di pressione è costituito da un cilindro e la forma viene fatta correre sotto il cilindro stesso. La produzione del nastro continuo di carta e la matrice tipografica favoriscono, poi, la sperimentazione della rotativa tipografica, impiegata industrialmente per la prima volta nel 1870 nella produzione del giornale londinese "Times".

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Stampante

Apparecchiatura periferica di un sistema di composizione che consente di dattiloscrivere per scopi di controllo, di revisione ecc., in parte o in tutto, il contenuto della memoria. Ne esistono molti tipi, che sfruttano diverse soluzioni meccaniche basate sul principio dell’impatto di una matrice contro un foglio di carta. Soluzioni tecnologicamente più avanzate, la cui velocità meglio approssima quella del calcolatore da cui provengono i dati da materializzare, sono i sistemi elettrostatici e quelli a getto d’inchiostro. Le s. per i sistemi DTP (DeskTop Publishing) possono essere di diversi tipi: a getto d’inchiostro, utili soprattutto nella stampa a colori per ottenere una migliore resa delle immagini; a laser, più costose, ma preferibili per stampare un alto numero di copie e per produrre bozze di testo.

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Editoria elettronica

Può essere così definita l’organizzazione di un processo produttivo editoriale il cui risultato è un nuovo tipo di prodotto fruibile dallo schermo di un monitor o di un televisore, guidato dal computer attraverso un’interazione agita con un mouse, un joystick, oppure mediante la digitazione di una tastiera. L’e.e. può essere di tipo esclusivamente testuale. In questo senso essa si può distinguere dall’editoria multimediale, che, invece, implica l’utilizzo di immagini e di contributi audio e video. In Italia primi prodotti dell’e.e. risalgono alla seconda metà degli anni Ottanta del Novecento. Sono opere interattive ma non multimediali, ipertesti in linguaggio verbale scritto, che del computer utilizzano solo le capacità di memorizzazione e di calcolo. Si tratta soprattutto di enciclopedie, dizionari, raccolte di informazioni (ad esempio in campo legislativo). Sono proprio le opere di consultazione, infatti, a trarre i maggiori vantaggi dalla facilità di ricerca dei termini e degli argomenti offerta dalla nuova tecnologia. Le prime pubblicazioni elettroniche, quindi, non sono altro che trasposizioni su Cd di testi nati per le edizioni a stampa. Ma non sono mancate esperienze di ipertesti narrativi in cui al lettore utente veniva chiesto di operare scelte all’interno del percorso narrativo, attualizzando così una delle alternative possibili contenute nella storia. Molti autori si sono cimentati in questa nuova forma di scrittura. Soltanto in un secondo momento vengono realizzate opere concepite per il nuovo mezzo e, in questo caso, si tratta di solito di opere multimediali. I prodotti dell’e.e. e dell’editoria multimediale sono fruibili on line e off line: nel primo caso vengono eliminati il supporto e il processo di stampa; nel secondo — la cui commercializzazione avviene attraverso la normale rete distributiva, o derivante dal download (scaricamento) del file — il supporto diventa il Cd-Rom o il Dvd.

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Editoria multimediale

Può essere così definita l’organizzazione di un processo produttivo editoriale che produce complesse strutture testuali, programmate digitalmente, che collegano tra loro vari contributi realizzati con vari linguaggi espressivi (scrittura, grafica, immagini, suoni, animazioni, audiovisivi) integrati insieme nel linguaggio multimediale. L’utente di un ipertesto multimediale può accedere a ciascuno contributo come se si trattasse di parti diverse di uno stesso oggetto, costituito dall’assemblaggio dei vari testi. Il termine ipermedia, ovvero un ambiente in cui le informazioni sono organizzate in modo non sequenziale, esprime proprio questa nuova modalità conoscitiva fondata sull’interattività tra l’utente e il prodotto mediale, e sulla personalizzazione dei percorsi di fruizione. I prodotti dell’editoria elettronica presentano, quindi, tre fondamentali caratteristiche: la multimedialità, l’ipertestualità e l’interattività.

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Carta

Sostanza solida spianata in fogli di vario spessore ed usata come supporto tradizionale per la stampa, la scrittura, il disegno, il rivestimento, l’imballaggio ecc., fabbricata per la prima volta in Cina nel I secolo d.C. Secondo una tradizione abbastanza attendibile il segreto della sua fabbricazione è trasmesso da alcuni prigionieri cinesi agli arabi, che la adottano inizialmente nelle province asiatiche. Di lì, attraverso le vie carovaniere, giunge in Iraq, Siria ed Egitto. Dalle coste dell’Africa settentrionale, attraverso la Spagna, si diffonde in Europa solo nel XII secolo, per affermarsi definitivamente nel Trecento. Inizialmente la materia prima è una pasta ottenuta macerando in tini di legno gli stracci, le corde o anche le vecchie reti da pesca, che vengono battute a mano con dei pestelli, oppure da magli azionati dall’energia prodotta da mulini situati lungo i corsi d’acqua. Con questo trattamento si ottiene una poltiglia che viene immersa in acqua e lisciva riscaldata, ovvero in una soluzione di idrati e carbonati alcalini usati per imbiancare i tessuti. Da quest’operazione risulta una pasta più o meno densa che viene nuovamente immersa in un tino pieno d’acqua riscaldata, in cui s’immerge una forma, un telaio di legno fornito di un vaglio a fili di ottone che filtra l’acqua trattenendo la pasta. La forma deve essere continuamente scossa manualmente, affinché la pasta si distribuisca in modo uniforme per ottenere il foglio. Questo viene poi adagiato sopra un feltro che assorbe l’acqua e, successivamente, steso su un telaio per asciugare all’aperto. I fogli asciutti vengono spalmati con una colla per renderli lisci e per impedire che l’inchiostro sia assorbito dalla carta. In seguito vengono satinati e lisciati con una selce. Il processo di produzione si conclude con lo stoccaggio in pacchi da 25 fogli e risme da 20 pacchi. La vendita è affidata ai mercanti, i cui depositi sono in quasi tutti i grandi centri d’Europa, in particolare nelle città sedi delle fiere. L’Italia è il primo Paese europeo a impiantare cartiere: la prima nasce a Fabriano, sul finire del 1200. In seguito sorgono cartiere a Voltri, Padova, Treviso, Genova, nella Repubblica di Venezia e sul lago di Garda. I mercanti italiani diffondono questo nuovo materiale scrittorio in tutta l’Europa, inizialmente provvedendo al trasporto dalle cartiere italiane, in seguito, quando molti di loro si stabiliscono all’estero, chiamando a lavorare i tecnici cartai dall’Italia. In tal modo il mestiere di cartaio si diffonde in tutta l’Europa. Parallelamente alle industrie della fabbricazione della carta si afferma il mestiere del cenciaiolo, ovvero il raccoglitore di stracci utili come materia grezza da trattare. I cenciaioli si riuniscono in corporazioni per aumentare i profitti della loro attività e, pertanto, durante il Trecento spesso i cartai si rivolgono alle autorità dei luoghi di produzione per ottenere privilegi per l’acquisto dei cenci. Al tempo dell’invenzione della stampa a caratteri mobili, la c. è ormai diffusa in Occidente già da alcuni secoli, ma per la sua scarsa resistenza viene considerata un materiale da non utilizzare nelle scritture ufficiali e nel lavoro di copiatura dei testi. Gli amanuensi la considerano un materiale inadatto e per lungo tempo ne viene avversato l’uso anche con disposizioni ufficiali da parte dei regnanti. Federico II, ad esempio, vieta espressamente di usarla per i documenti ufficiali. Ciò nonostante, proprio per la sua duttilità, essa diventa il supporto indispensabile per facilitare l’operazione di pressatura svolta dal torchio della stampa per imprimere i caratteri. Il procedimento produttivo viene eseguito manualmente fino alla fine del XVIII secolo. Nel 1798, nelle cartiere dei dintorni di Parigi, viene sperimentata con successo la macchina continua, in grado di trasformare la cellulosa in un nastro continuo di carta e di aumentarne, quindi, considerevolmente la produzione. All’inizio del XIX secolo, nelle cartiere di Essonnes, vicino Parigi, la fabbricazione della c. diviene meccanica e ciò acuisce un problema da sempre presente e causa di gravi periodi di crisi: la scarsità della materia prima — i cenci — a fronte di una domanda sempre crescente. La questione si risolve soltanto intorno alla prima metà dell’Ottocento, con l’impiego della cellulosa come materia prima. I tipi di carta attualmente più diffusi si distinguono per la lavorazione e la grammatura, ovvero il peso in grammi della carta riferito ad un metro quadrato. La carta più leggera (da 10/12 gr a 45 gr) è detta carta pelure ed è usata per i moduli a ricalco; la carta satinata (da 50 gr a 150 gr) è usata per i libri, gli opuscoli e le riviste; la carta patinata (da 70 gr a 150 gr per la carta fino a 300 gr per il cartoncino) può essere lucida oppure opaca. Il suo tipico aspetto deriva dal fatto che viene trattata con composto a base di gesso, che conferisce alla superficie una levigatura tale da permettere una stampa in cui sono visibili anche i minimi dettagli. Per questo viene solitamente impiegata per stampare illustrazioni in nero o a colori e stampati pubblicitari. La carta per l’offset (da 70 gr a 150 gr) può essere liscia o ruvida ed è impiegata per qualsiasi stampato; la carta per rotocalco (da 70 gr a 130 gr) è impiegata per la stampa di riviste; il cartone e i cartoncini (da 150 gr a 500 gr) possono essere lisci o ruvidi e vengono usati per le copertine dei libri, i depliants pubblicitari, le confezioni.

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File

Archivio o flusso: termine molto generico indicante un documento digitale che può contenere un solo carattere, un insieme di parole o un intero programma. I dati nei f. sono disposti in gruppi correlati il cui accesso può essere: sequenziale (il reperimento di dati avviene per scansione dei precedenti, es. f. di testo), diretto (il f. è organizzato da dati di lunghezza fissa, reperibile per il byte iniziale con l’offset), index (indice presente nei dati che permette l’accesso e il reperimento delle informazioni).

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Cd-Rom

Acronimo di Compact Disc Read Only Memory: tecnicamente è una memoria di massa rimovibile o supporto off line utilizzato per memorizzare programmi o documenti digitali (file) anche di tipo multimediale scritti o in singolo layer o multilayer a seconda del dispositivo che ne è destinatario, per una capacità di circa 650 MB, dunque, circa cinquecento volte più capiente dei floppy disk. Il materiale con cui è costruito è di tipo plastico con una lamina riflettente, solitamente in alluminio, e i dati sono prodotti con delle micro incisioni. Il processo di incisione avviene tramite la creazione di un master di cristallo che funge da calco per la stampa dei dischi di alluminio.

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Giornale on line

Sistema di stampa digitale in cui il processo di raccolta, selezione, produzione delle notizie, nonché di impaginazione, sono interamente informatici, così come del resto avviene nel giornale cartaceo. I files di dati possono essere richiamati telematicamente dall’utente e fruiti sullo schermo. Da ciò l’eliminazione del processo di stampa e del supporto cartaceo.

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Internet

Particolare dispositivo telematico che consente di collegare tra loro una serie di reti anche molto diverse tra loro, ad esempio reti locali o cittadine. Con il termine I., però, si indica soprattutto il complesso sistema planetario di reti telematiche che si è sviluppato a partire dall’inizio della guerra fredda. E, per estensione, la rete stessa. Dagli anni Ottanta, comunque, tale sistema ha iniziato a svilupparsi non più solo in relazione a scopi bellici o esclusivamente specialistici, ma anche come un rivoluzionario strumento per la comunicazione interpersonale. Oggi l’I. ha raggiunto molti Paesi e collega milioni di utenti, sempre più attratti dalle sue straordinarie potenzialità. Come il World Wide Web, che, tra l’altro, consente di trasmettere tra i vari computer collegati non solo parole scritte ma anche immagini e suoni.

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SIP

Sigla prima della Società Idroelettrica Piemontese, poi della Società Italiana per l’Esercizio Telefonico.

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Telemarketing

Termine inglese di accezione comune utilizzato per indicare quella sfera di attività professionale che prevede l’uso del telefono nell’ambito del cosiddetto direct marketing, cioè dell’insieme di tecniche utilizzate per stabilire un rapporto diretto con il cliente attraverso forme di comunicazione interattiva.

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Call center

Espressione inglese, di accezione comune, utilizzata per indicare un servizio allestito da un’azienda per fornire costantemente informazioni via telefono a chiunque si metta in contatto con il relativo recapito. In Italia il primo c.c. è stato attivato da Omnitel verso la fine del 1994. Si sono aggiunti successivamente Tim, Infostrada, Wind e il Ministero delle Finanze. Secondo un recente studio, le persone che lavorano stabilmente nei c.c. di Tim, Omnitel e Wind, superano già quasi le 7.000 unità. Omnitel dispone di una struttura di ben otto c.c. (Milano, Padova, Ivrea, Bologna, Pisa, Roma, Napoli e Catania), in ciascuno dei quali sono impiegati circa 600 persone fra lavoratori a tempo pieno e lavoratori part-time o occasionali. Per avere un’idea dell’importanza del fenomeno sotto il profilo occupazionale, è sufficiente ricordare che il numero degli addetti a questo sevizio per la Omnitel costituisce attualmente oltre il 60% del numero complessivo degli occupati nell’azienda.

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Sondaggio telefonico

Strumento di ricerca quantitativa attualmente più diffuso, perché meno costoso, meno invadente e più rapido rispetto ai questionari somministrati faccia a faccia. Consiste in interviste telefoniche e beneficia dell’utilizzazione del computer in fase di raccolta, gestione ed elaborazione dei dati.

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Fibre ottiche

Filamenti sottili e leggeri in vetro, quarzo fuso o plastica aventi una larghezza di banda (3.3 Ghz = 3300 Mhz) di gran lunga superiore ai cavi coassiali (500 Mhz) o al doppino telefonico. I segnali elettrici per essere trasmessi vengono trasformati in impulsi luminosi e convogliati nel cavo che può contenere diversi filamenti indipendenti. Questi segnali luminosi, che viaggiano ad una velocità prossima a quella della luce, all’arrivo vengono riconvertiti in segnali elettrici tramite traduttori fotoelettrici. Le f.o., oltre ad offrire un’elevata larghezza di banda, vengono utilizzate prevalentemente per trasmissioni a lunga distanza sia perché non subiscono interferenze elettromagnetiche dall’esterno sia perché la luce all’interno della fibra subisce pochissime dispersioni. Le f.o. possono essere curvate grazie alla loro flessibilità e la luce che le attraversa seguirà la curvatura riflettendosi sulle sue pareti.

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Videotelefono

Apparecchio telefonico munito di uno schermo video, in grado di trasmettere la voce e l’immagine di chi chiama e di chi è chiamato. Introduce la possibilità di riprodurre a distanza la situazione comunicativa tipica dell’interazione faccia a faccia. Mentre il telefono è un mezzo di comunicazione da punto a punto inevitabilmente cieco, il v. sintetizza in un unico apparecchio la possibilità di trasmettere immagini propria della televisione con la forma di comunicazione personale e interattiva propria del telefono. Tuttavia, nonostante il senso di entusiasmo e di meraviglia che lo investono nell’immaginario collettivo, il v. è rimasto a livello di prototipo e stenta ad affermarsi come mezzo di comunicazione universalmente diffuso.

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Internet Telephony

Telefonia attraverso la rete telematica. Sistema in grado di assicurare collegamenti telefonici su qualunque distanza al solo costo della chiamata locale al proprio Internet Service Provider. Il primo software applicativo per l’I.T. è stato realizzato e lanciato sul mercato nel febbraio del 1995 dalla società israeliana VocalTec.

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Camera oscura

Espressione utilizzata per indicare sia l’apparecchio ottico da proiezione adoperato dai pittori del Rinascimento (più propriamente, camera obscura) — paesaggisti e vedutisti, in particolare — per risolvere problemi prospettici sul piano figurativo, di cui Leonardo da Vinci descrive le caratteristiche spiegando come attraverso un picholo spiraculo rotundo (un piccolo foro rotondo) possa proiettare un’immagine su una parete o una superficie bianca in una camera forte oscura (una stanza buia); sia l’ambiente opportunamente attrezzato per lo sviluppo delle pellicole e l’esecuzione degli ingrandimenti, oltre a tutti i procedimenti tecnici in cui è necessario maneggiare materiale fotosensibile senza danneggiarlo. Una c.o. amatoriale può essere allestita, facilmente, in un qualsiasi ambiente della casa. È consigliabile la stanza da bagno, in cui si dispone di abbondante acqua corrente e di uno scarico. Le infiltrazioni di luce vanno accuratamente eliminate oscurando porte e finestre con carta nera, con tessuto nero o con pannelli di compensato. anche le più piccole fessure vanno mascherate con del nastro adesivo nero. L’unica fonte d’illuminazione deve essere rappresentata da speciali lampade a muro, dotate di filtri di sicurezza adatti a preservare il materiale fotosensibile. Occorrono alcune bacinelle per gli acidi, una sviluppatrice (o tank) per la pellicola, pinze in acciaio inossidabile — o più economiche mollette da bucato — con cui mettere ad asciugare i rullini srotolati, misurini ed un orologio temporizzatore. I piani di appoggio vanno protetti con fogli di plastica, poiché le soluzioni possono rovinarli o macchiarli. Le apparecchiature elettriche (un ingranditore, una essiccatrice per le carte o un piccolo armadio essiccatore per le pellicole ed un’eventuale smaltatrice) devono far capo ad un impianto di alimentazione, da tenere a debita distanza dall’acqua.

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Fotografia

Sia il procedimento chimico-fisico che, utilizzando un fenomeno ottico ed un fenomeno chimico, permette di registrare le immagini di soggetti illuminati su materiale fotosensibile; sia l’immagine fotografica ottenuta mediante tale procedimento. La nascita della f., fissata per convenzione al 7 gennaio 1839 — data della presentazione ufficiale della dagherrotipia all’Accademia delle Scienze di Parigi — scaturisce dall’unione di due distinte correnti di studi: la prima, attenta ai fenomeni ottici, conduce all’evoluzione della camera oscura; la seconda alla messa a punto di sostanze chimiche, modificabili se esposte alla luce. Louis-Jacques Mandé Daguerre, dal quale la dagherrotipia prende il nome, non è, però, l’unico padre della f. Alla sua invenzione apporta, infatti, un contributo determinante l’eliografia di Nicéphore Niépce. L’invenzione del procedimento positivo-negativo si deve, invece, a William Henry Fox Talbot; il quale perfeziona la talbotipia in calotipia grazie ai suggerimenti di John Herschel. Inventore, a sua volta, del procedimento di fissaggio, nonché dei termini f., positivo e negativo.

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Emulsione

Parte della pellicola sensibile alla luce, costituita solitamente da una sospensione di sali d’argento in gelatina che, mediante trattamenti fotochimici, registra in forma positiva o negativa, l’immagine passata attraverso l’obiettivo della macchina fotografica o della macchina da presa.

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Pittorialismo

Movimento che, in età vittoriana, attecchisce soprattutto negli ambienti amatoriali, in cui forte è l’aspirazione a connotare la fotografia — ancora afflitta da un grave complesso d’inferiorità nei confronti delle arti tradizionali — di una propria identità culturale ed estetica. Principali rappresentanti del gusto allegorico-narrativo, tipico del P., due ex pittori: Oscar G. Rejlander ed Henry P. Robinson, i quali si distinguono nella realizzazione di "fotografie composite" ottenute assemblando a mosaico varie immagini dopo averne progettato la sintesi finale. Tecnica con cui riescono ad ottenere fotomontaggi realistici, eppure fortemente influenzati dalla pittura in voga (specialmente quella dei Preraffaelliti: esponenti del movimento artistico sorto in Inghilterra verso la metà dell’Ottocento per contrastare, attraverso il recupero della naturalezza espressa dai pittori vissuti fino all’epoca di Raffaello, l’accademismo della cultura ufficiale e i mali della nascente società industriale). La maggior parte delle centinaia di migliaia di foto "pittoriche" prodotte negli anni Sessanta dell’Ottocento, caratterizzate dall’eliminazione dei dettagli e dall’uso del soft focus, raffigurano una varietà sterminata di tipi caratteristici, scene di vita domestica e aneddoti edificanti.

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Naturalismo

Movimento capeggiato dal fotografo Peter Henry Emerson, affermatosi in Europa intorno al 1880, mentre il Pittorialismo è al culmine e si assiste alla prima diffusione di massa della fotografia, determinata dal lancio della pellicola in rullo e dell’apparecchio Kodak N. 1. Instaurando un dibattito sulla fotografia che si protrarrà fino ai primi decenni del Novecento, Emerson si schiera contro le sofisticazioni pittoriciste: attacca le convenzioni imposte dai sostenitori della fotografia "d’arte" in una serie di articoli; si scaglia contro artifici ed espedienti diffusissimi quali il montaggio delle immagini, i soggetti in costume, i fondali dipinti e la tendenza a romanzare la vita quotidiana; mette al bando trucchi di luce, pose studiate, costumi ed oggetti di scena per prescrivere attrezzatura semplice, autonomia di composizione rispetto alle forme classicheggianti e totale soppressione del ritocco, stigmatizzato come "il procedimento con cui si trasformano fotografie belle, brutte e così così, in brutti disegni o dipinti".

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Fotogiornalismo

Genere che combina il giornalismo con la fotografia.

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Alinari, Società Fratelli

Casa fondata da Leopoldo A., a Firenze, nel 1854. Romualdo, Leopoldo, Giuseppe e Antonietta A. nascono a Firenze da Sebastiano e Scolastica Paganori. In seguito alla morte del padre, Giuseppe viene messo a bottega presso l’intarsiatore Falcini, Romualdo nel banco Batacchi, Leopoldo presso il prestigioso laboratorio calcografico di Luigi e Giuseppe Bardi. Quest’ultimo consiglia e aiuta, anche economicamente, Leopoldo a darsi alla fotografia — di cui si occupa fin dal 1850 — e, in particolare, alla riproduzione dei quadri e dei disegni sparsi nelle gallerie d’arte cittadine, che "si vendono come il pane". Nel 1852 Leopoldo apre un laboratorio in via Cornina, a due passi dalla bottega del Bardi, iniziando anche a scattare ritratti. Dal 1854, anno della fondazione, le ordinazioni crescono al punto da imporre, nel 1863, il trasferimento in quella che diventerà la sede storica della Società: un grande stabilimento, appositamente costruito, nell’attuale via Nazionale. La fama della ditta è notevole, anche all’estero. I lavori commissionati richiedono una capacità tecnica ed un gusto artistico particolari. Si lavora col collodio umido: le lastre — di grandezza straordinaria: 1,15 m d’altezza per 85 cm di larghezza — devono essere preparate una per una, messe a seccare, quindi sensibilizzate in una camera oscura organizzata sul posto. I fratelli A. ordinano alle migliori ditte, nazionali ed estere, apparecchi fotografici di ogni genere e formato, provando e sperimentando, nel loro laboratorio personale, tutti i procedimenti. Tra i loro concorrenti diretti, i migliori fotografi del tempo: gli Anderson a Roma, Giorgio Sommer a Napoli, e, soprattutto, gli amici e conterranei Brogi. Ma gli A. sono i primi a rendere organica la propria attività (incentrata sulla documentazione d’arte senza, però, trascurare il paesaggio e il ritratto), portare a termine campagne specifiche, conservare le lastre in un organizzatissimo archivio, pubblicare sistematicamente i propri lavori in cataloghi a stampa (la fondazione di una casa editrice propria risale al 1885). Il primo dei quali, dedicato a Firenze e alla Toscana, risale al 1865. Nel novembre di quest’anno, in seguito alla scomparsa di Leopoldo, la conduzione dell’azienda passa a Romualdo — organizzatore e amministratore dell’impresa di famiglia — e a Giuseppe — fotografo di altissimo livello e grande sperimentatore — al quale si devono importantissime variazioni del procedimento all’albumina, oltre alla messa a punto dei procedimenti alla ceroleina e al cellulosio. Romualdo muore il 7 gennaio 1890, Giuseppe il 24 aprile seguente. La responsabilità di una famiglia numerosa e di una trentina di dipendenti ricade, adesso, su Vittorio, primogenito di Leopoldo. A differenza di Giuseppe, Vittorio non dimostra una particolare vocazione tecnica. In compenso legge, studia e s’interessa di arte più per passione che per necessità aziendali, intensifica l’attività editoriale, incrementa i lavori sul paesaggio e la veduta urbana organizzando campagne di rilevamento fotografico a vasto raggio in ogni angolo d’Italia, continua la sperimentazione dei materiali e raddoppia i mezzi tecnici a disposizione degli operai. Figlio dell’agiata borghesia fiorentina, Vittorio ha istintivamente acquisito lo spirito di ricerca e la vivacità intellettuale caratteristica della città. Iscritto, come gli zii, alla Società Fotografica Italiana, Vittorio partecipa alle sue molteplici iniziative. Nel 1893 scatena sul "Bullettino" della Società una battaglia contro le nuove disposizioni statali per tassare, in misura maggiore, chi fotografa quadri e materiali dei musei e degli istituti statali. Lo stabilimento in via Nazionale è sempre affollato e in piena attività, mentre i lavori presentati in occasione di mostre internazionali ottengono diplomi, medaglie e riconoscimenti. Riprodurre opere d’arte e diffonderle attraverso bellissime foto rappresenta un modo nuovo di fare cultura, che colpisce e stimola gli stessi studiosi d’arte. I fotografi degli A. non si limitano a ritrarre frontalmente quadri, sculture, architetture; ma li leggono e li interpretano, fino a riscoprire il lavoro degli autori. Il loro stile rasenta una perfezione ed una uniformità non solo tecniche: la scelta dell’illuminazione giusta, dell’angolazione più adatta o dell’obiettivo ideale viene operata per permettere al pubblico la lettura più semplice e chiara possibile delle intenzioni dell’artista attraverso l’immagine fotografica. Alcune riprese di contadini o di operai al lavoro, in cui si avverte chiaramente la "messa in posa" dei soggetti ed un certo bozzettismo, possono apparire stucchevoli e quasi retoriche. Ma ad una lettura più attenta si scopre che la finzione è stata realizzata per eccesso di chiarezza, per rendere efficacemente gli atteggiamenti dei soggetti. Le immagini degli A. non sono frutto del caso o delle fortuna, ma della creatività e della precisione del fotografo. Lo stile, inconfondibile, risente della pittura e della scultura: i paesaggisti del Quattrocento e del Cinquecento fiorentino nelle riproduzioni d’arte più rigorose; Sartorio e Michetti in certi eccessi decorativi; Pellizza da Volpedo nelle foto "populiste"; i Macchiaioli minori nelle foto di taglio un po’ troppo bozzettistico. Dal 1873 gli A., la cui attività nell’ambito della riproduzione fotografica è stata caratterizzata dalla scultura, si dedicano maggiormente al mercato della pittura contemporanea. Nel catalogo di quest’anno, infatti, vengono elencati ventitré dipinti in commercio o presenti in collezioni private. Ma è tra il 1881 e il 1896 che l’attività assume dimensioni e caratteristiche veramente interessanti, tanto nel campo del mercato d’arte quanto nel commercio delle riproduzioni fotografiche tratte da tali opere. Con particolare attenzione ai pittori toscani. Casa A. è al centro dell’interesse di artisti, critici, scrittori e studiosi. La villa di famiglia a Fiesole, il "Quartino", si trasforma gradualmente in un frequentatissimo salotto culturale. Mecenate illuminato e sensibile, nel 1900 Vittorio istituisce, sotto il patronato della Società Italiana per l’Arte pubblica, il Concorso Internazionale A. a premi per dipinti originali a soggetto religioso. Lo scopo è un misto di intervento culturale e di convenienza commerciale, finalizzata ad acquisire l’esclusiva sulle riproduzioni fotografiche di dipinti sacri inediti — anche se di modeste qualità — da moltiplicare nei formati più diffusi: il grande formato, ideale nell’arredamento, e il formato album, adatto al piccolo collezionismo di riproduzioni artistiche. Vittorio stesso, attraverso i concorsi, inizia una personale collezione di dipinti: le clausole di partecipazione prevedono, infatti, oltre al diritto di libera riproducibilità da parte della Casa delle opere presentate, anche il diritto di prelazione sul loro acquisto da parte dell’organizzazione. Nel 1901 il Concorso, indetto per illustrare la Divina Commedia, premia Armando Spadini: l’opera viene stampata in tre tomi, apparsi tra il 1902 e il 1903, corredati da 388 illustrazioni. Nei primi anni del Novecento la Casa realizza una serie di campagne fotografiche all’estero, documentate da altrettanti cataloghi a stampa: Dresda, Parigi, la Grecia e la Spagna. Nel 1909 inizia la pubblicazione del Decamerone, con illustrazioni di Tito Lessi, che si concluderà nel 1915. Nel 1910, in seguito alla prematura scomparsa del figlio Carlo, Vittorio riduce progressivamente l’attività. Continuano, tuttavia, le corrispondenze istituite in ogni parte del mondo e l’attività delle succursali aperte a Roma e a Napoli. Allo scoppio della prima guerra mondiale, Vittorio concepisce la realizzazione de Il Paesaggio Italico nella Divina Commedia: un volume in cui raccogliere le fotografie di tutti i paesaggi d’Italia citati nel capolavoro di Dante Alighieri, ora minacciat i dalla guerra. Un’iniziativa unica, fotograficamente ed editorialmente, che vedrà la luce nel 1921. Nel 1920, intanto, contro il parere dei figli e dei nipoti, Vittorio costituisce la società anonima Fratelli Alinari Istituto di Edizioni Artistiche (I.D.E.A.): nell’anno del passaggio dalla gestione familiare a quella industriale, la raccolta dei negativi dei più diversi formati raggiunge la cifra di settantamila soggetti, mentre ammontano a migliaia le lastre non catalogate. Le riproduzioni di opere d’arte sono ordinate per città e suddivise per nazione, regione e città. I libri usciti per le edizioni A. ammonterebbero, invece, a seimila. La produzione fotografica A. comprende tre collezioni principali: la collezione dei negativi originali di opere d’arte, che offre un’illustrazione organica, per unità di criteri e ordinamento, del patrimonio nazionale artistico e storico; la collezione delle fotografie dirette a colori, che comprende riproduzioni rappresentative della pittura e delle sue applicazioni minori (miniature, mosaici, affreschi, arazzi, stoffe e così via) di ogni secolo; la collezione dei disegni di grandi maestri, tra le più interessanti del genere per il valore grafico, documentario e decorativo. Rimasto miracolosamente integro, dalla fine degli anni Cinquanta l’archivio Alinari si arricchisce dei fondi di altri importanti studi italiani — tra cui Brogi, Anderson, Michetti — arrivando a raccogliere un patrimonio di 400.000 lastre di vetro e di 750.000 negativi su pellicola. Nel corso degli anni le foto degli A. contribuiscono all’educazione visiva di intere generazioni di italiani, prima attraverso le cartoline illustrate e poi attraverso la televisione: per anni, infatti, la Rai le trasmette per intrattenere i telespettatori durante gli "intervalli" tra un programma e l’altro. Nel 1982 l’azienda viene acquistata da Claudio De Polo. Questi promuove nuove campagne di rilevamento fotografico; nel 1984 affida la direzione di "Fotologia", rivista di critica fotografica, a Italo Zannier; nel 1985 inaugura a Palazzo Rucellai il Museo della Fotografia, chiuso però nel gennaio del 1997 e attualmente in cerca di una nuova sede fiorentina. Per l’estate del 2000, le foto dell’archivio A. sono attese su Internet.

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Società Fotografica Italiana

Le adesioni alla nascitura S.F.I. vengono raccolte, a Firenze, il 25 giugno 1887, in occasione del banchetto offerto ai giurati della Prima Esposizione Italiana di Fotografia. Il 9 febbraio 1889 viene costituita una commissione per redigerne lo statuto, mentre la S.F.I. viene ufficialmente costituita il successivo 6 aprile. Giacomo Brogi è il vicepresidente; presidente è il senatore Paolo Mantegazza, medico e antropologo, appassionato di fotografia, di cui si serve per le proprie ricerche scientifiche. La nascita della S.F.I. viene annunciata in forma solenne il 26 maggio 1889, nell’aula magna del Regio Istituto di Studi Superiori, davanti ad un uditorio numeroso e sceltissimo.

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Fotoromanzo

Sia un racconto per immagini che si dipana attraverso una sequenza — cronologica o, quantomeno, logica — di quadri fotografici, corredati da dialoghi e da didascalie racchiusi in "nuvolette" dal taglio squadrato che visualizzano le battute dei personaggi o sintetizzano verbalmente l’azione; sia la rivista, di solito settimanale, specializzata in questo genere di storie. Oltre che dalla letteratura "rosa" e dal fumetto, il f. deriva dal cinema i suoi contenuti spiccatamente melodrammatici. In origine, infatti, è chiamato cineromanzo e, attraverso fotogrammi e didascalie, riassume per un pubblico prevalentemente femminile la trama di un film già programmato nelle sale cinematografiche. Il primo numero di "Grand Hotel" — il titolo è preso a prestito dal celebre film hollywoodiano del 1932, interpretato da Greta Garbo — esce per le edizioni Del Duca il 29 giugno 1946, con una storia disegnata tratta da un romanzo: Anime incatenate. I primi f., infatti, sono disegnati. Visto il successo di "Grand Hotel", Luciano Pedrocchi — attivo nel campo delle pubblicazioni per ragazzi — pensa di sostituire i disegni con le foto, decisamente più realistiche, di interpreti in carne e ossa. Realizzato alla buona un prototipo di storia sentimentale, Pedrocchi lo sottopone all’editore Arnoldo Mondadori. Nasce così "Bolero Film": il primo numero, in edicola il 7 maggio 1947, ha sedici pagine e costa 25 lire. Lo strepitoso successo di "Bolero Film" e di "Sogno" — nuovo settimanale edito da Rizzoli — obbliga anche "Grand Hotel" a passare, nel 1950, alla fotografia. I f. raccontano sempre storie romantiche di amori contrastati, in cui un lui ed una lei devono superare ogni sorta di ostacoli prima dell’inevitabile lieto fine. Eppure, in un Paese semianalfabeta com’è l’Italia del dopoguerra, al f. va riconosciuto il merito di avvicinare tantissime persone alla lettura. Le favolose entrate derivanti dalla vendita dei f., poi, tanto alla Mondadori quanto alla Rizzoli, vengono impiegate per sostenere produzioni culturali "di qualità".

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Fotografia digitale

Procedimento che sostituisce la normale pellicola a emulsione chimica con dischetti magnetici, sui quali è possibile registrare un’immagine video fissa (o still-video) mediante l’impiego di sensori elettronici: la pellicola è sostituita da un sensore elettronico, i cui segnali elettrici vengono registrati su dischetto magnetico. L’immagine può, quindi, essere visualizzata su uno schermo televisivo oppure stampata da stampanti laser, a getto d’inchiostro, termiche. La prima fotocamera digitale, presentata nel 1983, permette di aprire la strada al collegamento tra la f. tradizionale e la gestione elettronica dell’immagine. La qualità delle immagini fotografiche così ottenute risulta, però, abbastanza modesta rispetto agli elevatissimi standard raggiunti dalla f. chimica, a causa della limitata capacità di risoluzione dei sensori elettronici. Un ulteriore progresso viene raggiunto con l’introduzione, negli anni Novanta, del dispositivo Compact Disc Photo Video. La registrazione delle immagini — anziché sul tradizionale materiale fotosensibile — avviene su un dischetto magnetico o CCD (Charge Coupled Device), sensibile alla luce. Tale supporto analizza l’intensità e il colore dei punti che costituiscono l’immagine proiettata su di esso dall’obiettivo, trasformandoli in impulsi elettrici. Questi vengono, quindi, trasferiti su un supporto magnetico (dischetto magnetico o Compact Disc ottico) in grado di contenere alcune decine di immagini. L’immagine così registrata può essere visualizzata immediatamente su un monitor, stampata su carta tramite stampante, trasmessa a qualsivoglia distanza via cavo o via etere. Mediante un processo di digitalizzazione il CCD permette, inoltre, d’incamerare innumerevoli immagini ad alta definizione da negativi o da diapositive tradizionali. Il CCD è costituito da migliaia o milioni di elementi fotosensibili, in genere disposti ordinatamente a comporre una griglia dalla forma più o meno rettangolare, che reagiscono quando vengono colpiti dalla luce. Nel momento in cui viene premuto il pulsante di scatto, la luce, passando attraverso le lenti dell’obiettivo, raggiunge il CCD; questo trasmette le cariche presenti su ognuno degli elementi sensibili che lo costituiscono ad un convertitore analogico-digitale; quest’ultimo trasforma i segnali ricevuti in dati digitali e li spedisce ad una memoria RAM (sigla di Random Access Memory), da cui possono essere prelevati per la visione sul display dell’apparecchio digitale oppure per essere salvati su una scheda di memoria. Elementi fotosensibili di silicio sostituiscono gli alogenuri d’argento: ma gli elementi sensibili del CCD, a differenza degli alogenuri, hanno la possibilità di ritornare allo stato di "non eccitazione".

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Lanterna magica

Apparecchio ottico per la proiezione di immagini fisse, diffuso in tutta Europa a partire dal Cinquecento. In una piccola scatola, fornita di obiettivo, sono sistemati uno specchio concavo, una serie di lenti, una lastra di vetro dipinta con immagini dai colori trasparenti ed una fonte di luce costituita da una candela o da una lampada ad olio. I raggi luminosi sono raccolti dallo specchio, riflessi sulle lenti e concentrati sulla lastra di vetro. Le immagini dipinte sono catturate dall’obiettivo, che le ingrandisce e le proietta sulla parete bianca di una stanza buia. Diretta discendente della camera oscura, la l. m. viene descritta per la prima volta da Athanasius Kircher nel 1646.

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Cinematografo

Apparecchio dotato della triplice funzione di ripresa, sviluppo e proiezione di immagini in movimento. Brevettato il 13 febbraio 1895 dai fratelli Auguste e Louis Lumière, si basa sulla scomposizione del movimento in fotografie fisse che, riprese successivamente e proiettate su uno schermo ad una determinata velocità, creano l’illusione del movimento. Ispirato alla lanterna magica nel formato e nelle caratteristiche, funziona a 16 immagini al secondo e utilizza la stessa pellicola del cinetoscopio di Thomas Alva Edison: un nastro perforato di celluloide della larghezza di 35 millimetri. Presentato in prima assoluta il 22 marzo 1895 a Parigi, con la proiezione del film L’uscita degli operai dalle Officine Lumière a Lione (La sortie des ouvriers de l’Usine Lumière à Lyon). La prima proiezione pubblica a pagamento si tiene la sera del 28 dicembre 1895 al Salon Indien, saletta sotterranea del Gran Café al numero 14 del Boulevard des Capucines a Parigi.

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Pathé Frères

Casa di produzione francese fondata nel 1896 da Charles Pathé assieme ai fratelli Émile, Jacques e Théophile. Dal 1899 realizza attualità filmate e, nel 1901, comincia a produrre attualità ricostruite e film di successo. Agli inizi del Novecento spedisce in giro per il mondo i pacchi Pathé, che contengono un dramma, una comica, una ripresa dal vero ed un’attualità filmata. Nel 1905 domina la produzione cinematografica mondiale, grazie all’intuizione di affrontare nei film le tematiche più varie per interessare ogni tipo di pubblico. Nel 1906 mette in commercio una macchina da presa perfezionata con un meccanismo di trascinamento della pellicola a "croce di Malta", apre nuovi Studi e organizza una propria rete di sale cinematografiche. Nel 1908 nasce il cinegiornale Pathé Journal. Nel 1909 decide di non vendere più le sue pellicole, ma di noleggiarle. La prima guerra mondiale e il crescente potere di Hollywood la indeboliscono al punto da ridurla, nel 1918, ad un circuito di sale: il Pathé Consortium Cinéma. Charles P. si ritira nel 1930. Nel 1939, dopo una serie di trasformazioni, la P.F. chiude definitivamente.

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Gaumont

Casa di produzione francese, fondata a Parigi da Léon Gaumont a fine Ottocento. Vi lavora Alice Guy, la prima donna regista della storia, ed è aperta ai generi più diversi: dalle comiche ai film polizieschi, dai cartoni animati al cinegiornale Gaumont Actualités. Nel 1912 inizia la sperimentazione sul colore e trasferisce tutta la produzione a Nizza, per meglio sfruttare la luce solare. Dopo la prima guerra mondiale cede allo strapotere americano e, nel 1919, comincia a chiudere le sedi all’estero. Conserva uno spazio nella distribuzione e soltanto nel 1945 riprende con successo l’attività produttiva.

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Hollywood

Località alle porte di Los Angeles, in California, sede storica dell’industria cinematografica statunitense. Nel 1907 il produttore di Chicago William Selig, preoccupato poiché il clima della sua città non gli permette di pianificare le riprese in esterni, vi spedisce una troupe a girare una versione de Il conte di Montecristo. Alcuni produttori indipendenti, per sottrarsi allo strapotere della Motion Picture Patents Company, seguono il suo esempio e vi si trasferiscono. Nel 1911, in un granaio, viene costruito il primo teatro di posa permanente. Tra il 1912 e il 1929 vengono fondate le principali Majors: la Paramount, la Universal Pictures, la Fox (che, nel 1933, si fonderà con la Twentieth Century), la United Artists, la Warner Brothers (che assorbirà case storiche come la Vitagraph, la First National e la Columbia Pictures), la Metro-Goldwin-Mayer e la RKO-Radio. A metà degli anni Venti, l’industria di H. incontra qualche difficoltà: da una parte il pubblico internazionale manifesta sintomi di stanchezza per l’eccessiva uniformità della produzione, dall’altra l’industria europea — la tedesca, in particolare — si riorganizza e riprende l’attività dopo la pausa forzata della prima guerra mondiale. Nel 1927 viene costituita la Academy of Motion Picture Arts and Sciences che, nel 1929, istituisce il premio Academy Award. Nel corso degli anni Venti, l’epoca del Proibizionismo, improntato ai principi del Puritanesimo, H. è scossa da una serie di scandali di ogni genere e viene definita "la Babilonia del ventesimo secolo". Sulla scia di questo riformismo di natura religiosa si sente l’esigenza di controllare la "qualità morale" delle produzioni, con un’attenzione particolare alle tematiche e ai comportamenti sessuali. A questo scopo, tra il 1930 e il 1966, è in vigore il "codice Hays". Gli anni Trenta e Quaranta, in cui si passa dal dramma della Depressione economica agli orrori della seconda guerra mondiale, rappresentano l’età d’oro per H.: i suoi film assolvono ad un’importantissima funzione sociale, fornendo al pubblico qualche momento di svago ed una via di fuga dalla realtà. Tra il 1941 e il 1945, per inculcare negli americani il patriottismo necessario a giustificare e avallare l’entrata degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, si producono decine di film di genere bellico. Il pubblico statunitense, in questo periodo, si abitua ad assistere a due film per sera: nel 1946 l’introito globale dell’industria di H. viene stimato in più di centocinquanta milioni di dollari, circa cento miliardi di lire. Anche se la situazione finanziaria è particolarmente florida, in questi anni H. attraversa un periodo particolarmente buio. Nel 1938, infatti, nasce il fenomeno del maccarthismo. Negli anni le Majors intrecciano legami finanziari con Wall Street e, attraverso lo Studio-system, controllano tutte le fasi della produzione cinematografica. Le loro produzioni si contraddistinguono da sempre per la bellezza della fotografia (realizzata quasi sempre con illuminazione artificiale), la cura dei particolari, la varietà delle trame, la professionalità degli attori principali e dei comprimari, il fascino emanato dai divi, arrivando a offuscare — anche con gravi ripercussioni economiche e culturali — le altre cinematografie.

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Cìnes

Dal 1905 è il nuovo nome del Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica, la prima casa di produzione italiana fondata da Alberini e Santoni a Roma nel 1904. Produce La presa di Roma (di Filoteo Alberini, 1905), il primo film italiano a soggetto, 250 metri di pellicola per una ricostruzione storica grandiosa e particolarmente accurata. Malgrado l’attività produttiva rallenti negli anni della prima guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra, tra il 1909 e il 1919 realizza 1525 pellicole. Nel 1923 cessa ogni attività con le riprese di una versione di Ben Hur, produzione americana girata nei propri stabilimenti romani. Nel 1930 la Anonima Pittaluga ne rileva gli stabilimenti e li attrezza per la produzione di film sonori. Nel 1935, in dissesto in seguito alla morte di Stefano Pittaluga, viene rilevata dalla Società Anonima Stabilimenti Cinematografici. Il 26 settembre dello stesso anno, alle due del mattino, gli stabilimenti vengono distrutti da un incendio.

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Cinecittà

Ovvero la "Città del Cinematografo", complesso di teatri di posa eretto dal regime fascista su un’area vastissima a circa 7 km dal centro abitato di Roma. Benito Mussolini in persona, il 29 gennaio 1936, pone la prima pietra e, il 27 aprile 1937, l’inaugura alla presenza dello Stato Maggiore. Viene costruita in soli 475 giorni da Carlo Roncoroni — costruttore, deputato alla Camera dei fasci e delle corporazioni, già a capo del gruppo finanziario Società Anonima Stabilimenti Cinematografici (S.A.S.C.) che, nel 1935, ha rilevato la Cines-Pittaluga, nonché massimo azionista della "Società Cinecittà" — il quale ne assume anche la Presidenza, su progetto dell’architetto Gino Peressutti. I teatri di posa sono 16, di cui 14 adibiti alla normale produzione e 2 a lavorazioni speciali. Oltre ai servizi tecnici, una piscina per scene acquatiche, 3 ristoranti, uffici amministrativi e direttivi. Non soltanto gli operai, ma anche tutti i tecnici e gli operatori sono stipendiati fissi: in totale 900 persone, presto diventate 1.200. Nelle intenzioni della Direzione Generale per la Cinematografia, sull’area prescelta dovranno concentrarsi, oltre agli stabilimenti già costruiti e alle sedi del Centro Sperimentale e dell’Istituto L.U.C.E., diverse altre installazioni destinate all’industria del cinematografo. Il 29 maggio 1939 un’apposita legge dichiara la località, per un’estensione di circa 600 ettari, "zona industriale cinematografica" e la vincola a tale esclusiva destinazione. Ma, a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, il progetto non potrà realizzarsi. Nell’estate del 1943, dopo la caduta del regime fascista e l’arresto di Mussolini, C. si svuota: tutti i dipendenti vengono licenziati e liquidati. Nell’estate del 1943 gli stabilimenti sono svuotati di materiale tecnico, arredi e suppellettili. I tedeschi trasportano quanto non si perde per strada e non viene rubato al "Cinevillaggio" in costruzione, per volontà del Duce, nei pressi di Venezia. Nel gennaio del 1944 C. subisce i bombardamenti più dannosi: occupata dalle truppe tedesche, viene abbandonata all’arrivo degli alleati a Roma il 4 giugno dello stesso anno. Il Comando alleato, preso possesso degli stabilimenti, li utilizza come campo profughi. Nel 1947, sgomberati gli stabili dagli sfollati, provveduto ai restauri necessari e alla riorganizzazione dei servizi tecnici, C. torna a essere il centro della produzione italiana e si prepara a diventare la "Hollywood sul Tevere". Dal 1948, nei teatri di posa accomodati alla meglio, si doppiano film stranieri e si girano produzioni americane: la prima è Il principe delle volpi (Prince of Foxes, di Henry King, 1949). I set costruiti per i kolossal americani vengono, poi, riciclati per le riprese di film italiani a basso costo. Nell’immediato Dopoguerra le regole dell’edilizia cambiano, a scapito dell’industria cinematografica. Gli stabilimenti non sono più isolati nella campagna, poiché la città si è espansa verso le periferie. Il 15 marzo 1949 un’apposita legge sottrae 150 ettari all’area di C., destinandoli alla costruzione di nuovi palazzi da adibire a civili abitazioni. Nel 1964 scade, poi, il "vincolo cinematografico" fissato nel 1939. Nel 1974 il Comune di Roma vincola al diritto di esproprio 60 ettari dell’area su cui sorgono C. e l’Istituto L.U.C.E., escludendo le attività cinematografiche da quelle consentite nella zona. C. avanza ricorso, chiedendo che il suolo in questione resti libero da costruzioni e venga destinato ad accogliere il verde pubblico. Nel 1976 il nuovo Consiglio Comunale accoglie, in gran parte, il ricorso: C., in compenso, cede gratuitamente al Comune di Roma tutto il comprensorio su cui sorge l’Istituto L.U.C.E. e 50.000 metri quadrati da destinare al verde pubblico. A partire dagli anni Ottanta, infine, gran parte dei teatri di posa ospitano i principali studi televisivi della Rai e di Mediaset.

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Soggetto

Breve storia — ricavata sviluppando la tematica dell’iniziale idea cinematografica — che, nello spazio di poche pagine, deve riuscire a stimolare l’interesse del produttore e degli interpreti principali del film da realizzare.

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Sceneggiatura

Testo definitivo del film, la cui stesura si basa su soggetto, trattamento e scalettone. Può contenere suggerimenti tecnici, come dissolvenze e movimenti di macchina, che non devono però distogliere da una gradevole lettura. Gli stacchi tra una scena e l’altra sono determinati dai cambiamenti di ambiente: quando si cambia ambiente, si cambia scena. Ogni scena è contraddistinta da un numero progressivo (ad esempio: Scena 1; Scena 2; ...), dall’indicazione dell’ambiente e delle condizioni di luce (ad esempio: Cucina, interno giorno; Aeroporto, esterno notte; ...). All’interno di ogni scena, ogni inquadratura è contraddistinta da un numero progressivo. Può essere anche una specie di canovaccio per il regista, che, in fase di montaggio, utilizzerà le riprese improvvisate sul set nella maniera più creativa possibile. Al contrario, la s. di ferro dà indicazioni dettagliate sui movimenti di macchina, sulle inquadrature, sugli ambienti, e fornisce la versione definitiva dei dialoghi. Le formule per scrivere una s. sono tre: all’italiana la pagina è divisa in due colonne, sulla sinistra è scritto ciò che si vede (l’ambiente, i personaggi, l’azione) e sulla destra ciò che si ascolta (i dialoghi, la musica, i rumori, gli effetti sonori); all’americana ciò che si vede è scritto a tutta pagina, ma in maniera meno descrittiva rispetto alla forma italiana, mentre i dialoghi sono al centro; alla francese ciò che si vede è scritto a tutta pagina, come nella forma americana, e i dialoghi sono a destra, come nella forma italiana.

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Distribuzione cinematografica

Attività di diffusione con cui le case di produzione noleggiano i film agli esercenti delle sale cinematografiche. Introdotta ai primi del Novecento con la graduale scomparsa dei cinema ambulanti, ai quali le pellicole erano vendute un tanto al metro, e con la diffusione di sale permanenti.

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Programmazione cinematografica

Periodo durante il quale un film è inserito nel programma di una sala cinematografica. In Italia la p. di un film in sale di prima visione dura, salvo eccezioni, da un minimo di una settimana ad un massimo di due mesi.

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Alta definizione (HDTV)

Sistema televisivo ad alta qualità d’immagine messo a punto in Giappone negli anni Ottanta e perfezionato in Europa, quindi sperimentato al cinema sostituendo alle macchine da presa telecamere ad alta definizione. Il risultato finale, analogo a quello ottenuto con la pellicola cinematografica, presenta tutti i vantaggi economici e pratici del nastro magnetico.

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Effetti speciali

L’insieme dei procedimenti attraverso i quali è possibile alterare le immagini cinematografiche. In fase di lavorazione comprendono tutti i trucchi realizzabili sul set dal reparto scenografia, da quelli più semplici ottenuti direttamente in macchina (dissolvenze, sfocature, zoom ecc.) alla costruzione di miniature e modellini (animati e non), dagli effetti atmosferici (pioggia, neve, vento, nebbia ecc.) agli incendi e alle esplosioni, fino al coordinamento dei cascatori. In fase di edizione comprendono tutte le manipolazioni del girato, da quelle tradizionali realizzabili in fase di sviluppo, stampa e montaggio, fino agli interventi digitali in computer grafica.

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Programmazione (o scaletta)

Operazione grazie alla quale i programmi o i tipi di programma radiofonici e televisivi vengono collocati nel palinsesto, effettuata tenendo conto dell’identità dell’emittente, della fascia oraria e del tipo di pubblico che s’intende raggiungere.

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Home-Video

Espressione inglese, di accezione comune, utilizzata per indicare il sistema d’intrattenimento casalingo, diffuso a partire dagli anni Ottanta, consistente nella vendita e nel noleggio di film in VHS. L’impianto H.-V. prevede il collegamento tra un televisore ed un videoregistratore, attraverso il quale è possibile riprodurre sullo schermo elettronico dell’apparecchio televisivo le immagini incise su nastro magnetico.

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Multisala

Pubblico esercizio che, all’interno di un’unica struttura, offre più sale cinematografiche di varie dimensioni. La m. si rivolge ad un pubblico giovanile che, abituato dall’intrattenimento televisivo ad un’ampia possibilità di scelta, desidera spaziare tra più titoli. Le m. che sorgono nelle periferie delle metropoli, allo scopo di decongestionare il traffico nei centri cittadini, sono dotate di ampi parcheggi.

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Imax (Image maximization)

Moderno sistema di proiezione in grande formato. Lo schermo in tela convessa può raggiungere i 250 m quadrati, all’incirca la grandezza di un campo da tennis, ed è posto davanti ad un anfiteatro da dove gli spettatori dispongono di un grande angolo visuale. La sala ha dai 250 ai 500 posti a sedere con poltrone stadium style, cioè poste su file molto ripide che consentono una visione ottimale. La pellicola, del formato da 70 mm, proiettata sullo schermo offre una visione di circa 3.500 mm quadrati. I film, inizialmente soltanto documentari scientifici, hanno la durata media di 40’, equivalenti a 5 km di pellicola. Oltre ai normali film bidimensionali vi possono essere proiettati anche film in 3D osservabili attraverso una versione perfezionata, a cristalli liquidi, degli speciali visori. Messo a punto negli anni Sessanta, viene presentato per la prima volta all’Esposizione di Osaka nel 1970. A metà degli anni Novanta la Imax Corporation di Toronto, Canada, viene acquistata da imprenditori statunitensi. Al 1998 sono state stimate 154 sale Imax nel mondo, di cui 80 in America e 50 in fase di progettazione o di costruzione all’interno di multisala e di centri commerciali.

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Omnimax

Sistema di proiezione in grande formato, con schermo emisferico, analogo al sistema Imax. Gli spettatori siedono su poltrone reclinabili, così da avere una visione quasi verticale. Gli obiettivi usati per la ripresa e per la proiezione, del tipo fish-eye, permettono di correggere e adattare l’immagine alla forma sferica dello schermo.

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Cavo coassiale

Cavo utilizzato per le trasmissioni telefoniche, telegrafiche e televisive multiple. È costituito da due conduttori concentrici, uno filiforme contenuto, un altro cilindrico vuoto, distanziati da una spirale o da anelli isolanti.

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Digitalizzazione

Procedimento informatico che serve a trasformare un segnale variabile come quello elettrico in unità numeriche discrete, che, codificate in un sistema binario di simboli elementari (bit), semplificano la trasmissione. Questo sistema è stato applicato ai servizi di telecomunicazione.

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Broadcast

Espressione inglese che significa trasmettere via etere segnali radio o televisivi; in campo televisivo con questo termine ci si riferisce ad un tipo di apparecchiature di alto livello professionale usate soprattutto nelle stazioni televisive nazionali.

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Guerra delle onde

Fu così definito l’intenso traffico di trasmissioni radiofoniche, che, tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta, affollò l’etere europeo, dando informazioni sulla situazione politica. In Francia, a partire dal 1938, cioè all’approssimarsi della guerra, il presidente del Consiglio Daladier procedette all’unificazione delle emittenti statali, che fino a quel momento si erano autogestite. Un anno dopo diede vita ad un Centro di informazione generale, sotto la diretta autorità della presidenza del Consiglio, e con un successivo decreto-legge impose un’amministrazione unica della radiodiffusione francese. Contemporaneamente fece installare, nei pressi di Bourges, il trasmettitore a onde lunghe più potente d’Europa (900 kW). Sempre nello stesso anno (1939), Daladier fece ammodernare i trasmettitori a onde medie di Bordeaux e di Limoges e creò Paris Mondial, per la diffusione a onde corte. Nel 1940, dopo la disfatta, Goebbels impose alle antenne francesi il silenzio assoluto, ma ciò non impedì alla Resistenza di servirsi del mezzo radiofonico, che da quel momento entrò in clandestinità. La guerra delle onde si manifestò in pieno nel 1936, durante la guerra di Spagna, con un uso intenso della radiofonia. Fino a quel momento nella penisola iberica, in forte ritardo rispetto agli altri Paesi, erano funzionanti la radio statale, entrata in servizio solo due anni prima, ed alcune emittenti private appartenenti al sindacato, alla Chiesa e ad imprese commerciali. Dopo il colpo di stato di Franco, i nazionalisti si impadronirono della maggior parte delle trasmittenti, ma alcune di queste restarono nelle mani dei repubblicani. Nel 1937 il dittatore fece impiantare un potente trasmettitore da 20 kW, per coprire l’intero territorio spagnolo. Un anno dopo diede disposizioni per l’attivazione della stazione di Tetuan, in Marocco, al fine di mandare in onda delle trasmissioni in lingua araba in direzione del Sahara occidentale, dove operava la propaganda comunista. Sempre nel 1938 ripresero i notiziari di Radio Siviglia, interrotti ogni giorno dagli interventi del generale Queipo de Llano, in difesa delle posizioni nazionaliste. Nello stesso periodo, però, i repubblicani riuscirono a conservare Radio Valenza e diedero vita a trasmissioni in spagnolo, francese e arabo. In loro soccorso si mobilitarono i membri della Resistenza provenienti da ogni parte d’Europa, che costituirono un massiccio fronte anti-fascista. Quest’ultimo trovò la propria voce soprattutto in Radio Londra.

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EIAR

Sigla di Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche. Nuova denominazione dell’Ente Radiofonico di Stato, dal 1928 al 1944, in sostituzione di URI. Voce ufficiale del regime fascista, affiancato tra l’altro da un Comitato superiore di vigilanza della radiofonia, ha il compito di controllare l’informazione e l’opinione pubblica. Nel 1933 passa sotto il controllo della SIP (Società Idroelettrica Piemontese). In seguito alla caduta del regime fascista, nel 1944 assume il nome di Rai.

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Rai (Radio Audizioni Italia)

Sigla di Radiotelevisione Italiana. Società per azioni del gruppo Iri, a totale partecipazione pubblica, sottoposta al regime delle società di interesse nazionale, che gestisce, mediante atto di concessione di volta in volta rinnovato, il servizio pubblico di diffusione dei programmi radiofonici (con tre reti nazionali), televisivi (con altrettante reti nazionali) e di filodiffusione. È retta da un Consiglio di amministrazione (formato da cinque membri eletti dai presidenti di Camera e Senato), che elegge il presidente e il direttore generale, responsabile della direzione aziendale. Un referendum del 1995 ha reso possibile la partecipazione di privati al suo capitale sociale. Controlla società editoriali (La Nuova Eri), concessionarie di pubblicità (Sipra), di produzione (Sacis), una quota della società di rilevazione dei dati sull’ascolto televisivo (Auditel). Possiede quattro centri di produzione, venti sedi regionali, una filiale con sede a New York, la Rai Corporation. Sorge nel 1924 con il nome URI (Unione Radiofonica Italiana), diventa nel 1928 Eiar (Ente italiano audizioni radiofoniche) e assume nel 1944 l’attuale denominazione. Fino a metà degli anni Settanta, detiene il monopolio dal sistema radiotelevisivo italiano. A partire dagli anni Ottanta, l’azienda opera in regime di concorrenza con diverse reti private.


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Radio libere

Espressione, nata in Italia tra il 1968 e il 1969, che designava in origine delle piccole emittenti di quartiere, nate per dare vita ad una costante controinformazione e per coordinare le iniziative dei gruppi militanti. (Canale 96). Solo a partire dal 1976 si svilupparono organicamente; nel luglio di quell’anno, infatti, la Corte Costituzionale riconobbe il diritto di radiodiffusione. Con l’avvento dell’emittenza televisiva si dava per spacciata la radio; invece, verso la fine degli anni Settanta, essa iniziò ad avere un rilancio superiore a quello verificatosi durante il suo precedente boom. In primo luogo si attuò un processo di liberalizzazione dell’etere, e in secondo luogo la produzione in serie degli apparecchi a transistor, consentì di realizzare apparecchi poco costosi e, al tempo stesso, di miniaturizzarli per renderli portatili.

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Digital Audio Broadcasting (DAB)

Sistema di trasmissione digitale che sta all’alta frequenza come il CD sta al vecchio disco in vinile. Consente di digitalizzare il segnale delle trasmissioni radiofoniche, ottenendo in tal modo una qualità del suono nettamente superiore ed una trasmissione perfetta, priva di disturbi o di interferenze durante le trasmissioni in FM. La radiofonia digitale in Gran Bretagna serve il 60% della popolazione, in Belgio il 70%, in Olanda il 45%. In Italia si è pronti per la sua sperimentazione: DAB consente di offrire all’utenza la qualità sonora del CD senza risentire di disturbi o interferenze durante le trasmissioni in FM. Infatti consente di collegarsi con Internet, dando la possibilità agli utenti di comunicare in tempo reale con lo speaker che, collegato in ? rete, può leggere i messaggi dei suoi ascoltatori. Gli apparecchi riceventi, dotati di uno schermo con messaggi e informazioni di varia natura, diventerebbero con la tecnologia Dab, piccoli computer. Lo svantaggio è che le vecchie radio sarebbero inservibili e bisognerebbe acquistarne di totalmente nuove. L’avvento del DAB, inoltre, annullerebbe tutte le differenze tra stazioni AM e FM, che si troverebbero ad avere tutte le stesse aree di copertura.

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HDTV

Acronimo di High Definition Television, è lo standard televisivo ad alta definizione giapponese che prevede la visione di un’immagine attraverso la composizione di 1.125 righe (attive 1.035 circa).

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Tv digitale

Modalità di trasmissione televisiva che si avvale di tecnologie digitali per la compressione e la ricezione del segnale e può avvenire secondo diverse modalità (cavo, terrestre, satellite). Per la ricezione del segnale è necessario un decoder da abbinare all’apparecchio televisivo. I vantaggi consistono nel miglioramento della qualità delle immagini e dei suoni e nell’aumento delle possibilità trasmissive. La quantità di frequenze necessarie alla trasmissione di un canale televisivo analogico può infatti ospitare fino a dieci canali digitali, con conseguente riduzione di costi di trasmissione.

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Broadcast

Apparato emittente basato su un sistema di trasmissione predisposto per inviare segnali attraverso canali unidirezionali che possono essere decodificati da apparecchi di ricezione che ne consentono l’ascolto e la visione.

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Network

Termine inglese, di accezione comune, letteralmente rete di lavoro. Definisce la catena di emittenti radiotelevisive tra loro collegate per trasmettere programmi comuni su territorio nazionale. Nasce negli Stati Uniti, negli anni Venti, come sistema di compagnie private nazionali radiofoniche (le storiche CBS, NBC, ABC) soggette al controllo di un organismo federale, e in Inghilterra con il monopolio pubblico della BBC. In Italia sono presenti i n. della Rai (Raiuno, Raidue e Raitre, che operano in interconnessione irradiando un unico segnale su tutto il territorio nazionale) e di Mediaset (Canale 5, Italia 1 e Rete 4, fino ai primi anni Novanta prive di interconnessione e di diretta). Negli Stati Uniti, l’organizzazione del n. ha permesso di ampliare il territorio di irradiazione della trasmissione unica utilizzando le varie stazioni semplicemente come ripetitori del segnale, aumentando, così, l’entità del pubblico che può essere raggiunto e — dunque — l’interesse degli inserzionisti.

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Cavo a fibre ottiche

Filamento in fibra di vetro usato nelle telecomunicazioni per trasmettere segnali digitali ad enorme velocità tramite impulsi luminosi, con una capacità di portata duemila volte superiore a quella dei cavi elettrici tradizionali in rame. Fra gli elementi di base nel sistema di comunicazione a tecnologia avanzata, oltre che nella televisione via cavo trova applicazioni in telefonia, nei collegamenti fra banche dati e nei servizi telematici.

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BBC

Sigla di British Broadcasting Corporation. Emittente televisiva inglese, a carattere pubblico, ma non di proprietà dello Stato, finanziata da un canone annuo e dalla vendita a livello mondiale dei programmi autoprodotti e delle pubblicazioni che ne sono derivate, senza introiti pubblicitari. È soggetta ad un controllo governativo attraverso una commissione di dodici membri, in carica per cinque anni. Ha due canali, BBC1 e BBC2, dal 1991 ricevuti anche via satellite tramite Intelsat.

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Mediaset

Principale gruppo italiano nel settore televisivo privato, costituito nel 1995 per una riorganizzazione dell’attività televisiva della Fininvest. Riunisce le emittenti Canale 5, Italia 1 e Rete 4. La realizzazione del progetto M. viene coadiuvata da quattro gruppi finanziari: il gruppo dell’imprenditore tedesco Leo Kirch nel campo della comunicazione, il gruppo sudafricano di Rupert Murdoch, quello saudita di Al Waleed e la società formata da British Telecom, Banca Nazionale del Lavoro e Albacom. Nel 1996, M. viene quotata in Borsa.

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Palinsesto

La successione temporale dei programmi offerti da una rete in un determinato periodo (giorno, settimana, mese, trimestre, anno). La sua struttura si fonda sulla differenziazione dei programmi in base a precise fasce orarie e ai tipi di pubblico da raggiungere. Mettere a punto un p. significa individuare in quale momento della giornata è conveniente trasmettere un dato programma affinché il pubblico al quale è destinato possa fruirne. Il tempo televisivo si scandisce dunque sul tempo sociale, in particolare sullo scarto tra quello trascorso dentro casa — perché il televisore è sostanzialmente un elettrodomestico casalingo — e quello trascorso fuori.

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Ideazione

È il primo passo verso la produzione di un programma televisivo, un’idea che viene sviluppata in forma scritta. Un nuovo programma può nascere sia da un’idea originale sia dall’adattamento della struttura di un programma già esistente, il format, di cui sono stati acquisiti i diritti. In fase di i. viene sviluppata l’idea di fondo del programma, vengono stabiliti in linea di massima gli elementi costitutivi fondamentali e stimati i costi complessivi dell’operazione.

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Progettazione esecutiva

Funzione svolta dalla struttura esecutiva, finalizzata all’organizzazione fattiva di un programma, consistente nella pianificazione dello sviluppo produttivo di un’idea. Per prima cosa, occorre compiere una stima dei costi del programma sulla base delle esigenze produttive: figure professionali, mezzi tecnici, fabbisogni di tutti i reparti (scenografia, trucco, costumi ecc.). In tal modo è possibile determinare l’ammontare del budget, che viene assegnato dalla direzione di rete anche in base agli elementi definiti nella fase di ideazione: la struttura del programma (singolo/puntate, studio/esterni), il genere e la sua collocazione oraria all’interno del palinsesto.

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Pre-produzione televisiva

Fase di preparazione di un programma, che precede l’inizio delle riprese, in cui vengono coinvolti tutti i reparti necessari alla produzione.

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Post-produzione televisiva

Fase finale della produzione di un programma. Se il programma non è trasmesso in diretta, in questa fase viene effettuato il trattamento finale delle immagini e l’eventuale duplicazione, distribuzione e archiviazione del materiale registrato.

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Telegiornale (tg)

Il formato più diffuso dell’informazione televisiva, contraddistinto da uno spazio ben definito, con sigle di apertura e di chiusura, trasmesso ad un orario fisso, che ha una durata standard ed un contenuto preciso: le notizie di attualità. Viene letto da uno speaker o da un giornalista. Le diverse edizioni possono differenziarsi sulla base di alcuni elementi, come la presenza o meno di interviste o di servizi, o per il fatto di fornire un riassunto panoramico della giornata o, ancora, per contenere soltanto notizie di aggiornamento. L’impaginazione di un telegiornale è di solito piuttosto rigida: una successione di notizie, divise per argomenti (politica, cronaca, cultura, sport) e presentate in ordine di importanza. L’insieme delle notizie e dei servizi è ordinata in modo da dare risalto alla notizia o alle notizie con cui si apre il tg, ossia a quella che si ritiene sia maggiormente in grado di suscitare l’interesse del pubblico. Infine, vengono calibrati il ritmo interno del notiziario e l’accostamento delle notizie tra loro. L’uniformità dei testi e dei collegamenti è affidata alla grafica e alle immagini. Il primo tg fu trasmesso in Italia dal Primo canale a partire dal 1954.

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Tv interattiva (I-Tv)

L’insieme delle tecnologie che rendono possibile una fruizione non passiva dei contenuti televisivi, presentando gradi più o meno accentuati di interattività, dalla partecipazione ad un gioco televisivo alla fruizione di servizi come l’home shopping e l’on line banking. Il segnale può essere diffuso via etere, via cavo o sia satellite. Nella sua forma più evoluta la t.i. combina le prestazioni di un normale televisore con quelle di un computer.

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Pay-tv

Canale televisivo a pagamento. Il servizio è reso possibile attraverso i terminali domestici, che registrano e trasmettono ai centri di fatturazione gli importi degli abbonamenti e delle prestazioni a richiesta trasmessi nelle modalità a bassa e ad alta interattività. La bassa interattività si realizza nella forma I-ppv (Impulse pay-per-view), che permette la visione di film e la fruizione, anche in diretta, di eventi sportivi, spettacolari, culturali; e nel servizio N-vod (Near video on demand), che rende possibile l’accesso a programmi (film e altro) ripetuti più volte a brevi intervalli regolari, per consentire all’utente di sintonizzarsi beneficiando di questo tipo di programmazione flessibile. In particolare, l’emittente effettua la trasmissione simultanea di più copie dello stesso programma, sfalsate tra di loro di un breve intervallo di tempo, ad esempio 10 minuti, e l’utente, per ricevere la trasmissione, avrà un tempo massimo di attesa pari appunto ai 10 minuti.

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Pay-per-view (PPV)

Espressione inglese, di accezione comune, letteralmente pagare per vedere. È un sistema di televisione via cavo o via etere, che prevede un nuovo tipo di fruizione da parte dell’utente: questi, infatti, ha la possibilità di scegliere da un catalogo e di richiedere i programmi che desidera vedere, pagando solo per essi. Lanciato negli Stati Uniti all’inizio degli anni Novanta, avuto un alto gradimento di pubblico per quanto riguarda lo sport. Tale sistema modifica i consueti rapporti fra produzione e forme di distribuzione dell’industria audiovisiva, in particolare per quel che riguarda il settore cinematografico, dal momento che questo nuovo tipo di servizio si basa principalmente sull’offerta di film. Il video on demand ne rappresenta un’ulteriore evoluzione.

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Video on demand (VoD)

Sigla di Video on Demand, letteralmente video a richiesta, utilizzata per indicare il sistema di distribuzione su rete di testi di vario genere — brani musicali, filmati video, notiziari ecc. — sulla base di una diretta selezione da parte dell’utente. Si basa su una tecnologia composta da tre elementi: il data server dell’emittente, la rete di trasmissione dati e i client degli utenti.

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Convergenza

È uno dei principali effetti dell’avvento del digitale. Utilizzando questo stesso linguaggio, infatti, media tradizionalmente diversi, come informatica, televisione, telefonia e telecomunicazioni in genere possono convergere in unico mezzo di produzione e di trasmissione, all’interno di un modello economico unitario.

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Narrowcasting

In opposizione a broadcasting, indica la modalità di diffusione dei messaggi non finalizzata a raggiungere la massa dei consumatori, ma mirata ad un pubblico ristretto e specifico. La programmazione si differenzia e si diversifica, quindi, per offrire al consumatore la possibilità di operare delle scelte in base ai propri gusti e ai propri bisogni.

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Telematica

Termine che nasce dalla fusione dei concetti di telecomunicazione e informatica, riguarda tutte le possibili applicazioni dell’informatica ad una rete di telecomunicazioni. Tra i primi servizi telematici realizzati in Europa ricordiamo il Minitel (Francia), il Videotel (Italia), il Prestel (Gran Bretagna): tutte applicazioni della tecnologia videotex che consentono di collegare appositi terminali alla rete telefonica per ricercare informazioni in database o attivare sezioni di chat interattive. Con la diffusione di Internet le applicazioni della t. sono diventate di facile accesso per tutti i possessori di personal computer in rete.

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World Wide Web

È sicuramente la più famosa delle applicazioni Internet. Strutturalmente il Web è un grande serbatoio di notizie, informazioni e dati organizzati in maniera del tutto nuova rispetto a sistemi di tipo tradizionale. È un’applicazione che grazie all’uso di un particolare protocollo — il protocollo HTTP — permette di gestire strumenti ipertestuali o, nella maggior parte dei casi, multimediali. L’enorme potenzialità di questo strumento va ricercata nella nuova organizzazione adottata per i contenuti da riversare in rete, che segue una logica che permette di gestire elementi anche molto complessi in una maniera rivoluzionaria rispetto al tradizionale sistema testuale generalmente adoperato per l’organizzazione delle informazioni, sistema al quale l’umanità è abituata da secoli.

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Mosaic

È il nome del primo browser grafico per World Wide Web, realizzato nel 1993.

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Chat

"Chiacchierata": è una funzionalità offerta da Internet che permette un’interazione attraverso la scrittura inviata in tempo reale tra due o più utenti collegati. In tal modo, le parole scritte dai partecipanti appaiono automaticamente sugli schermi di tutti loro interlocutori. Il programma più utilizzato su è IRC (Internet Relay Chat), che offre un’interazione soltanto testuale, cioè basata esclusivamente sui messaggi scambiati. IRC è organizzata in canali tematici. L’utente per partecipare alla c. utilizza un apposito programma client e si collega ad uno dei server pubblici messi a disposizione dai provider che offrono questo servizio nei siti Web da loro gestiti. Le sessioni di c. possono svolgersi tra due o più persone identificate da soprannomi (nickname), in modo da non rendere pubblici il loro nome reale e il loro indirizzo di e-mail. A volte i partecipanti sono rappresentati da immagini stilizzate, dette avatar, a due o tre dimensioni.

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Mailing list (liste postali)

Nel mondo della rete esistono molte procedure di comunicazione che vanno al di là di un normale scambio postale tra pochi utenti. Uno dei dispositivi più conosciuti e usati è quello delle m.l. o liste postali. Quando si parla di lista si fa generalmente riferimento allo scambio di messaggi effettuato con la posta elettronica tra un gruppo più o meno numeroso di persone che decidono di comunicare tra loro, esponendo le proprie impressioni su particolari argomenti. Esistono molti tipi di liste di discussione consultabili in rete, che trattano degli argomenti più diversi. Si va dalle liste sugli animali, a quelle sui fumetti; da liste che permettono discussioni sui linguaggi di programmazione, a quelle filosofiche, fino alle liste di interesse gastronomico. Accedere ad uno di questi gruppi di discussione è semplice. Si cerca la lista all’interno del quale si discute di argomenti reputati interessanti, si effettua una sottoscrizione alla lista, inviando una lettera di sottoscrizione ad un listserver (un server che gestisce il funzionamento della lista). Dopo che si è entrati a far parte della lista, se si decide di intervenire nella discussione, si devono scrivere delle mail al listserver, il quale si occupa della ripetizione dei messaggi che riceve e dell’invio di una copia a tutte le persone che sono iscritte alla lista. Tecnicamente quindi una lista corrisponde ad una serie di indirizzi gestiti da un server. Nel caso specifico va detto comunque che un listserver normalmente mette a disposizione degli utenti di rete non uno solo, ma due indirizzi di posta elettronica: il primo serve per iscriversi o uscire dalla lista, mentre l’altro è l’indirizzo che si usa normalmente quando si devono scrivere lettere per partecipare alle discussioni del gruppo.

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FTP

File Transfer Protocol, protocollo di trasferimento file utilizzato nel mondo di Internet per spostare file all’interno della rete. Una procedura realizzata con l’uso di questo protocollo, viene anche indicata con la formula "sessione FTP" e può essere di due tipi: con account e anonima (anonymuos); tra le due modalità passano alcune differenze. La modalità più diffusa è quella FTP anonima, che permette di entrare all’interno di un sito FTP anche senza essere in possesso di una specifica password d’accesso. La password serve perché effettuare una sessione FTP, significa entrare all’interno di un computer collegato alla rete, con la possibilità (in teoria) anche di manomettere o distruggere i file presenti. Per questo motivo, se non si è in possesso della parola d’accesso, si può accede solo ad una parte dei file presenti sui computer contattati come accade normalmente nelle FTP anonime. In genere le sessioni FTP con account sono riservate al personale che gestisce il computer e che quindi accedono a tutte le risorse disponibili.

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Archie

Dispositivo che permette di trovare file disponibili pubblicamente in rete. Il limite più evidente che caratterizza questo sistema è rappresentato dal fatto che per trovare un file bisogna per forza sapere con quale nome è stato memorizzato. Il nome di questo dispositivo deriva da una famosa serie di cartoni animati trasmessa in America.

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Gopher

Nome di uno dei più famosi ed utilizzati strumenti di navigazione in Internet. Il nome scelto per il dispositivo proviene da quello di un piccolo roditore del Minnesota, il Golden Gopher, cioè una specie di marmotta che scava gallerie nel sottosuolo. In questo caso il nome dell’applicazione di Internet deriverebbe dal modo stesso di vivere dell’animale che lo ha ispirato. Infatti, secondo alcuni, il G. elettronico scava delle gallerie attraverso i contenuti della rete, così come la "marmotta" scava gallerie nel terreno. Nelle fasi iniziali della loro comparsa, le procedure FTP non erano semplicissime da gestire in quanto richiedevano una serie di operazioni che, di fatto, non ne permettevano la sua diffusione presso il grande pubblico della rete, in genere poco abituato ad operazioni specialistiche. Per ovviare a problemi del genere, agli inizi dagli anni Novanta venne messo a punto un sistema che semplificava molto le normali procedure di reperimento e trasferimento dei file; questo sistema venne chiamato G. Il nuovo dispositivo permetteva di introdurre un certo ordine nel complesso FTP consentendo una più razionale gestione dei molti siti FTP che esistevano nella rete. Inoltre, con l’avvento di G., si ebbero dei progressi anche per quanto riguardava le normali procedure di gestione di sessioni FTP, non più realizzate mediante l’uso di comandi da inviare con la tastiera del computer, ma grazie all’uso di menù di scelta rapida. La navigazione attraverso i siti G. diventava molto simile ad una normale navigazione attraverso il Web. Bisogna dire però che, a differenza del Web, nel caso di FTP non si naviga attraverso degli ipertesti ma attraverso file e directory. Questo vuol dire che, a differenza del mondo Web, all’interno del quale teoricamente si può navigare in avanti all’infinito, una navigazione FTP prima o poi arriva in un punto che permette solo di tornare indietro.

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WWW

Conosciuto anche come Web o WWW, è letteralmente la "ragnatela estesa sul mondo", l’applicazione che consente di erogare un servizio di distribuzione/consultazione ipertestuale e ipermediale di informazioni depositate nei computer server connessi alla rete e rese accessibili tramite un’identificazione, simile ai comuni indirizzi. Fu inventato da Tim Berners-Lee nei laboratori di ricerca del Cern di Ginevra. La sua enorme diffusione è determinata soprattutto dall’introduzione delle interfacce "amichevoli" dei software di navigazione (i browser), ovvero quei programmi in grado di visualizzare, oltre al testo, anche le immagini, i filmati, i brani sonori e, cosa più importante, di integrare tutte queste varie componenti in un documento ipertestuale multimediale. I principali browser sono: Netscape, Explorer, Mosaic ecc.


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E-commerce

Commercio elettronico che avviene attraverso i siti Web commerciali in Internet; è possibile pagare o con moneta reale attraverso le carte di credito o con moneta virtuale attraverso vere e proprie banche in rete.

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Telelavoro

Possibilità, offerta dalle nuove tecnologie della comunicazione, di lavorare a distanza, lontano dal proprio ufficio, tramite l’accesso ad un PC e il collegamento a Internet tramite un modem. Non si tratta ancora, perlomeno in Italia, di una strada molto battuta, per problemi di carattere psicologico (senso di esclusione da parte del lavoratore rispetto all’Ente o all’azienda di appartenenza) e legale (difficoltà di definizione contrattuale del ruolo di chi lavora).

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Telemedicina

Trasmissione a distanza di elettrocardiogrammi e altri dati di interesse medico.

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Codice digitale

Detto anche codice binario, è una forma di codice il cui valore da trasmettere è trasformato in unità discrete, di natura convenzionale, cioè in una sequenza di cifre. Nel computer, infatti, le informazioni sono codificate in bit, che costituiscono la base del c.d., dato dall’articolazione in sequenze di due sole cifre 0 e 1, che rappresentano i segni della lingua con cui opera il computer. Il c.d. è per questo detto anche binario. Tramite il c.d. il calcolatore svolge i suoi compiti ed è consentita l’interazione uomo-macchina.

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Multimedialità

Convergenza e fusione, sullo stesso schermo, di documenti o informazioni di natura diversa: testi, grafici, suoni, immagini fisse o in movimento. Questo insieme di messaggi differenti è reso possibile grazie alla codifica in bit di tutti i segni, ossia la trasformazione in linguaggio informatico di tutte le informazioni.

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Interattività

Termine utilizzato per intendere comunemente l’imitazione dell’interazione comunicativa tra individui da parte di un sistema meccanico o elettronico. Tale i. ha come scopo la funzione di comunicazione del sistema con un utente o di utenti fra loro. Lo scambio interattivo è caratterizzato dalla possibilità di ognuno dei partecipanti di interrompere l’altro e dall’imprevedibilità dell’esito finale dello scambio. Altra caratteristica è la rapidità: l’i. ha luogo in tempo reale (non più di due secondi di intervallo). In una comunicazione realmente interattiva emittente e ricevente procedono come in una conversazione: si scambiano i ruoli. Ciò non accade in nessuna delle forme di comunicazione interattiva fra uomo e macchina: non accade nella consultazione di una presentazione Web, o di un prodotto multimediale (multimedialità, editoria elettronica, editoria multimediale). Le tecnologie digitali e interattive rendono comunque possibile una fruizione non passiva dei contenuti, offrendo all’utente strumenti per intervenire in modi diversi e con gradi più o meno accentuati di i. Il grado di i. consentito è più o meno alto, non soltanto in relazione alle possibilità tecniche. In altre parole, non basta che sia tecnicamente possibile realizzare uno scambio interattivo perché questo avvenga. Bisogna, infatti, distinguere tra una i. funzionale e una intenzionale. La prima è quella che gestisce il protocollo di comunicazione tra utente e macchina — che definisce cioè le possibilità di intervento offerte all’utente dalla tecnologia che sta utilizzando (in un continuum che può andare dall’accendere/spegnere un dispositivo ipersemplificato, alle possibilità offerte dal computer). La seconda, l’i. intenzionale, si gioca fra l’utente e l’autore del software (nel caso di un programma, o di una applicazione multimediale, o di una presentazione Web). Essa riguarda, cioè, le intenzioni dell’emittente relative alle possibilità da offrire all’utente. Una macchina con un alto grado di i. funzionale, come il computer, può non permettere una buona qualità di interazione, se il software non è stato concepito con una buona i. intenzionale.

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Codifica

Processo di trasformazione delle onde sonore in impulsi elettrici e in onde elettromagnetiche.

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Analogico

Qualsiasi segnale o grandezza che varia con continuità e che può essere rappresentata matematicamente solo con una serie di valori che cambiano con infinite gradazioni, cioè passaggi infinitamente piccoli tra un valore e il successivo. Tutti i fenomeni percepiti in natura hanno caratteristiche analogiche, cioè variano con continuità in una scala di valori infinita. È il contrario di digitale, che identifica, invece, qualsiasi grandezza riconducibile a un insieme di valori definito (ad esempio 256 valori possibili se si usa una rappresentazione a 8 bit).


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Digitale

Il termine deriva dalla parola inglese "digit" che vuol dire numero. I numeri 0 e 1 sono i segni dalla cui combinazione in sequenze deriva il codice digitale, detto anche binario poiché le cifre utilizzate sono solo due.

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Z-1

Primo calcolatore elettromeccanico, cioè costruito con meccanismi comandati elettricamente da Konrad Zuse nel 1936.

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Interfaccia

Dal latino inter facies, letteralmente fra le facce, che s’interpone tra le facce. È sia un dispositivo hardware che software; nel suo aspetto hardware permette a due unità di connettersi fisicamente e quindi di scambiare segnali e dati in un senso o in entrambi i sensi. Sono interfacce hardware i dispositivi di input, la tastiera, il mouse ecc. Dal punto di vista software le i. sono programmi le cui soluzioni grafiche consentono un rapporto più "amichevole" tra l’uomo e la macchina.

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Network computer

PC poco costoso, poiché funziona on line, recuperando, cioè, dalla rete non solo informazioni, ma anche applicativi di gestione, intesi non più solo come software da scaricare e usare — come già succede con la funzione del download — ma come oggetti di un sistema integrato che risiede in parte sulla macchina periferica, in parte sul server cui essa va a connettersi.


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Media on demand

Media a richiesta. Sono sistemi di fruizione su rete di testi di vario genere: brani musicali, filmati video, notiziari ecc., sulla base di una diretta selezione dell’utente. Il sistema di distribuzione istantanea on demand è basato su una tecnologia composta da tre elementi: un data server dell’emittente, una rete di trasmissione dati ed i client degli utenti.


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Formati giornalistici: editoriale e corsivo

L'editoriale, noto anche come fondo (che, un tempo, occupava le prime due colonne della prima pagina) è un commento che, di norma, dovrebbe esprimere la linea editoriale su un determinato argomento. Tuttavia, negli ultimi anni, è sempre più raro leggere fondi scritti dallo stesso direttore del giornale, mentre è invalsa l'abitudine di pubblicare due o anche tre editoriali contemporaneamente, affidandoli a diversi esperti - di opinione affine o anche contraria a quella espressa dal giornale - competenti su uno degli aspetti (politico, economico, sociologico) emergenti dall'ordine del giorno. In alcune occasioni, allo scopo di aprire un dibattito, il giornale contrappone diversi commenti, garantendo nello stesso tempo l'equilibrio fra punti di vista differenti. Il corsivo - che prende nome dall'omonimo carattere tipografico - è un pezzo giornalistico di costume, di tono satirico o polemico, affidato di solito ad una grande firma del giornalismo o ad un esperto.


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Formati giornalistici: pastone, elzeviro e coccodrillo

Il pastone è un articolo che riassume le principali notizie politiche della giornata o, per estensione, un articolo che mette assieme diversi interventi ed opinioni su uno stesso argomento. L'elzeviro, che prende il nome dal carattere tipografico corsivo nel quale si stampava un tempo, è un articolo di terza pagina. Un tempo era l'articolo di taglio letterario. Oggi che i pezzi letterari sono piuttosto rari, il termine indica uno spazio - o una rubrica - delle pagine culturali, dedicato alla critica o alla letteratura in genere. Il coccodrillo è un articolo biografico di commiato, dedicato ad un importante personaggio in occasione della sua morte. Questo pezzo viene preparato e archiviato - nonché aggiornato con una certa frequenza - quando il personaggio in questione è ancora in vita, ma piuttosto avanti con l'età o in precarie condizioni di salute. Ogni giornale ha in archivio questo genere di articoli per tutti i grandi personaggi della scena nazionale e internazionale, in modo da non farsi cogliere impreparato in caso di improvvisa e rapida scomparsa.


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Formati giornalistici: servizio e inchiesta

Il servizio offre descrizioni, ipotesi e informazioni che restano escluse dalla semplice notizia. Con il termine servizio si indicano articoli mediamente superiori alle 20-30 righe, che contengono un minimo di elaborazione e sono strutturati in modo da offrire al lettore dettagli e approfondimenti. Il servizio comprende anche le formule del reportage e del resoconto. Il reportage indica un articolo lungo, impostato come una sorta di indagine su un fatto o - più spesso - su un luogo. L'esempio classico di reportage è quello relativo ai viaggi, ma si possono effettuare reportage anche descrivendo dall'interno un'azienda o un partito. Il resoconto indica la cronaca fedele di un avvenimento seguito nel suo svolgersi. L'inchiesta - che può essere articolata in diverse puntate - è una formula giornalistica nata nei settimanali, ma molto utilizzata anche nei quotidiani. Si distinguono due tipi di inchiesta: conoscitiva o investigativa. La prima cerca di mettere a fuoco alcuni aspetti della società, leggendone i fenomeni o i mutamenti. La seconda si riferisce a un fatto specifico, di solito a verità nascoste o occultate. Un caso famoso d'inchiesta investigativa fu quella portata avanti dai giornalisti del "Washington Post" Carl Bernstein e Bob Woodward, da cui nacque lo "scandalo Watergate" che, nel 1974, portò alle dimissioni del presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. In Italia il genere ha avuto grande successo negli anni Settanta, durante i quali grandi inchieste giornalistiche hanno contribuito a mutare il volto del paese. Più recentemente nel "caso Ustica", una serie di inchieste giornalistiche sul "misterioso" incidente aereo hanno contribuito non poco a mantenere viva l'attenzione sul caso e la tensione verso la ricerca della verità.


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Baird, Loogie John
(Helensburgh 1888 - Bexhill 1946)

Fisico e inventore scozzese. Nel 1926 realizza il primo impianto televisivo a scansione meccanica, utilizzando il disco di Nipkow, per la trasmissione a distanza di immagini in movimento. Gli viene, inoltre, attribuita la paternità del termine televisore.

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Bell, Alexander Graham
(Edimburgo 1847 - Baddeck, Nuova Scozia 1922)

Inventore e fisico di origine inglese, abbandonò a sedici anni gli studi musicali e si dedicò alla fonetica. Stabilitosi dapprima a Londra, per ragioni di salute emigrò in Canada. Qui si dedicò all'insegnamento del linguaggio dei segni ai sordomuti. Nel 1974 costruì un orecchio artificiale, che registrava i suoni su una piastra di vetro coperta di nerofumo. Nel 1976, nel tentativo di fare udire i suoni ai sordi, pervenne all'invenzione, del telefono. Fra le altre sue invenzioni, vale la pena ricordare l'uso della cera per i dischi fonografici.

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Daguerre, Louis-Jacques Mandé
(Cormeilles-en-Parisis 1787 - Bry-sur-Marne 1851)

Divulgatore della fotografia, pittore, decoratore e scenografo teatrale, nonché ballerino e acrobata dilettante. Allievo dell'italiano Ignazio Degotti - scenografo del Teatro dell'Opéra di Parigi - dal 1817 allestisce le scene di vari spettacoli, rimasti celebri per l'originalità. Tra gli iniziatori della scenografia romantica, rivoluziona la tradizionale pianta prospettica del palcoscenico per ideare trucchi ottici e luministici che prevedono il largo impiego della lanterna magica. Nel 1822 viene chiamato a installare il Panorama e gli impianti di luce per gli spettacoli dell'Opéra. Nello stesso anno, assieme a Charles Bouton, apre in Rue Samson Le Diorama - prototipo dei numerosissimi locali fioriti nel corso dell'Ottocento, dove gli spettatori prendono posto su una piattaforma rotante che permette di ammirare la sequenza delle visioni (tra cui: La Messe de minuit à Saint-Ètienne-au-Mont, L'Èruption du Vésuve, L'incendie d'Èdimbourg) - che, distrutto da un incendio l'8 marzo 1839 e ricostruito sul Boulevard Bonne-Novelle, verrà definitivamente ridotto in cenere nel 1849. Per i primi abbozzi delle immagini del Diorama, ricorre alla camera oscura e concepisce l'idea di fissare chimicamente le figure che si formano nell'apparecchio. Nel 1826 - tramite l'ottico parigino Charles-Louis Chevalier - entra in contatto con Nicéphore Niépce: s'incontrano a Parigi nell'agosto del 1827 e gettano le basi per un accordo di collaborazione decennale, formalizzato in forma provvisoria il 14 dicembre 1829, modificato il 9 maggio 1835 e redatto nella versione definitiva il 13 giugno 1837. Si scambiano minuziose informazioni sulle reciproche ricerche fino al febbraio del 1833; ma soltanto dopo la morte di Niépce scopre la sensibilità alla luce dello ioduro d'argento, la possibilità di sviluppare l'immagine latente, mette a punto la dagherrotipia nel 1835 e, nel 1837, un valido metodo di fissaggio. Scrive Histoire et descriptions des procédés du Daguerréotype et du Diorama (1939) e Nouveaux moyens de préparer la couche sensible des plaques destinées à recevoir les images photographiques (1884).

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Gutenberg, Johann
(Magonza 1394/1399 circa - 1468)

Pseudonimo di Johann Genfleisch, conosciuto come Gutenberg dal nome del paese d'origine dei genitori. Dal padre, incisore della zecca di Magonza, impara l'arte dell'incisione. Nel 1433 si trasferisce a Strasburgo, dove si associa con Andreas Dritzen, Johann Riffe e Andreas Heilmann per mettere in pratica alcune sue invenzioni - probabilmente dei perfezionamenti nel campo della stampa - ma disaccordi interni alla società l'inducono a intentare causa ai suoi soci. Nel 1448 è nuovamente a Magonza, dove si associa con Johann Fust, facoltoso avvocato che gli finanzia un'edizione di 200 copie della Bibbia cosiddetta "delle 42 righe", il primo libro a stampa a caratteri mobili. Nel 1455 entra nella società il genero di Fust, Peter Schoeffer, laureato alla Sorbona, calligrafo e incisore. Presto Gutenberg si trova indebitato e Fust chiede il sequestro dell'officina per recuperare il proprio credito. Estromesso quindi dalla società, nel 1458 fonda una nuova stamperia a Magonza e pubblica una Bibbia detta "delle 36 righe". Ma anche quest'impresa subisce un arresto, a causa del sacco della città, e soltanto nel 1465 riesce a rientrare in possesso della propria officina.

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Lumière, Antoine
(Ormay 1840 - Lione 1906)

Padre di Louis e di Auguste. Pittore d'insegne e decoratore, quindi fotografo e titolare di un laboratorio di lastre fotografiche nel quartiere di Monplaisir a Lione, infine viticoltore a La Ciotat.

Lumière, Auguste Marie
(Besançon 1862 - Lione 1954)

Biochimico, industriale e produttore francese, figlio di Antoine e fratello di Louis. Assieme al fratello totalizza 300 brevetti depositati e 250 comunicazioni all'Accademia delle Scienze. Tra le loro invenzioni: il procedimento Autochrome per la fotografia a colori, il cinema in rilievo, l'incubatrice.

Lumière, Louis Jean
(Besançon 1864 - Bandol 1948)

Chimico, disegnatore, fotografo, industriale, produttore e regista francese, figlio di Antoine e fratello di Auguste. Nel 1881 mette a punto un tipo di lastra fotografica secca al bromuro d'argento altamente sensibile alla luce, detta "Etichetta Blu", che fa la fortuna della piccola fabbrica paterna. Nel 1894, con l'aiuto del fratello Auguste, mette a punto il cinematografo: apparecchio per la ripresa, la stampa e la proiezione delle immagini in movimento. Gira i primi film della storia, proiettati per la prima volta in pubblico la sera del 28 dicembre 1895 al Salon Indien del Gran Café di Parigi. Poco interessato alla "messa in scena" cinematografica, ai primi del Novecento abbandona l'attività produttiva per approfondire la ricerca in campo fotografico dedicandosi alla sperimentazione del colore e della stereoscopia. Nel 1904, assieme ad Auguste, brevetta l'Autochrome: la prima tecnica pratica di fotografia diretta a colori. Le lastre autocrome, commercializzate dal 1907, verranno prodotte dalle officine Lumière nel quartiere di Monplaisir, all'estrema periferia di Lione, fino al 1932.


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Méliès, Georges
(Parigi 1861 - 1938)

Illusionista e prestigiatore, scenografo e caricaturista. Dal 1888 proprietario e direttore del teatro di magia Robert Houdin, al n° 8 del Boulevard des Italiennes a Parigi, a pochi passi dal Museo delle cere Grévin (dove, dal 1892 al 1900, Reynaud proietterà le "pantomime luminose") e dal Gran Café sul Boulevard des Capucines (dove, il 28 dicembre 1895, si terrà la prima proiezione pubblica dei Lumière). Quindi regista, attore, produttore, inventore di trucchi cinematografici e del montaggio, detto "il mago di Montreuil". Louis Lumière lo definisce "il creatore dello spettacolo cinematografico", ovvero della capacità artistica d'intrattenere il pubblico con il cinematografo. Tra il 1896 e il 1913, negli studi di Montreuil-sous-Bois, la sua casa di produzione Star-Film realizza più di cinquecento pellicole di strepitoso successo, tra cui: La signora fatta sparire (L'escamotage d'une dame chez Robert Houdin, 1896), in cui sperimenta per la prima volta il "trucco per sostituzione" del montaggio, Viaggio fantastico nella luna (Voyage dans la Lune, 1902), Il regno delle fate (Royaume des fées, 1903). Ridotto in miseria dai meccanismi dell'industria cinematografica, finisce i suoi giorni da venditore ambulante di giocattoli.


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Meucci, Antonio
(Firenze 1808 - New York 1889)

Inventore italiano, per motivi politici dovette espatriare in America, dove trovò lavoro come macchinista teatrale all'Avana. Mentre studiava il sistema per comunicare a distanza coi macchinisti del teatro, ebbe la prima idea del telefono. Trasferitosi a Staten Island, nei pressi di New York, fondò una piccola fabbrica di candele. Qui costruì il primo modello di telefono, stabilendo un collegamento con la propria abitazione. Il fallimento della fabbrica e il conseguente periodo di indigenza gli impedirono di rinnovare il brevetto del telefono, rilasciatogli nel 1871, che decadde. Nel 1876 Bell e Gray poterono, così, depositare i loro brevetti. Ne derivò una lunga polemica e una querelle giudiziaria, intentata da Meucci per rivendicare la priorità della sua invenzione e per sottrarre il monopolio alla Compagnia Bell. L'esito della controversia si risolse con un riconoscimento a suo favore, privo peraltro di effetti pratici e commerciali.


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Nadar
(Parigi 1820 - Marsiglia 1910)

Pseudonimo di Gaspard-Félix Tournachon. Fotografo, scrittore, disegnatore umoristico e giornalista, pioniere della fotografia aerea e dell'illuminotecnica. Dal 1837, parallelamente agli studi in medicina, presta le prime collaborazioni giornalistiche. Intorno al 1839 entra a far parte della "bohème" parigina e adotta il proprio pseudonimo, derivato dall'abitudine di aggiungere per scherzo ad ogni parola il suffisso dar: Tournachon, storpiato in "Tournadar", diventa così Nadar. Dal 1846 si dedica con successo alla caricatura e, nel 1848, approda a "Le Chiarivari". Nel 1852 pubblica sul "Journal pour rire" La lanterne magique, una serie di ritratti satirici di contemporanei accompagnati da note biografiche umoristiche. Nel 1854 il Panthéon Nadar - litografia di grande formato tirata in 541 esemplari, raffigurante 249 caricature di pittori, scrittori, poeti, musicisti e altre celebrità dell'epoca - lo consacra caricaturista. Prende, quindi, qualche lezione di fotografia da Camille d'Arnaud, collaboratore di Auguste Bertsch. Avvia, inoltre, alla pratica fotografica il fratello minore Adrien, affidato per il tirocinio a Le Gray e, nel 1853, insediato in uno studio sul Boulevard des Capucines. All'inizio del 1854 apre uno studio fotografico al piano terra della casa in cui vive assieme alla madre, al numero 113 di Rue Saint-Lazare. Qui inizia a fotografare parenti e amici - tra cui i massimi scrittori, musicisti, artisti, attori e attrici dell'epoca - ma anche donne e uomini presi dalla strada, in ritratti ricchi di espressione, che gli valgono l'appellativo di "Tiziano della fotografia". Nel 1857 compie le prime ascensioni in pallone aerostatico e inizia a prendere in considerazione la possibilità di eseguire fotografie dall'alto, utili sia per rivelazioni planimetriche sia per operazioni strategiche. Nel 1858 riprende dall'alto la zona del Petit-Bicêtre, realizzando le prime foto aeree della storia e, il 23 ottobre, registra il brevetto della nuova applicazione. Nel 1860 il suo atelier, trasferito in un immobile sul Boulevard des Capucines, diventa un punto di riferimento per gli intellettuali dissenzienti. Nello stesso anno inizia a sperimentare la fotografia a luce artificiale - sistema che brevetta il 4 febbraio 1861 - e scende nel sottosuolo di Parigi per riprenderne, in una delle prime documentazioni fotografiche della storia, fogne e catacombe. Nel 1894 cede ogni diritto sull'azienda e sullo studio - trasferito, nel frattempo, in Rue d'Anjou - al figlio Paul. Nel 1895 si trasferisce a Marsiglia; dove, l'anno seguente, apre uno studio chiamato "Nadar père" e realizza, tra l'altro, un servizio di fotografie sottomarine. Nel 1900, in compenso di una rendita annuale di 6.000 franchi, cede anche lo studio marsigliese. Pubblica vari libri di ricordi, una serie di interventi polemici sulla guerra franco-prussiana del 1870 e l'autobiografia Quando ero fotografo (Quand j' étais Photographe, 1900).

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Niépce, Joseph-Nicéphore
(Chalon-sur-Sâone 1765 - 1833)

Studente di teologia, poi ufficiale, quindi inventore, litografo e fisico francese. Nel 1792 si arruola nell'esercito e per un certo periodo vive a Cagliari, in Sardegna. Dal 1797 - ispirandosi alla tecnica della litografia - tenta di fissare le immagini della camera oscura su un supporto stabile, appositamente trattato, attraverso l'azione della luce. Nei primi anni dell'Ottocento interrompe la sperimentazione in campo fotografico per mettere a punto, assieme al fratello Claude, un metodo per l'estrazione dell'indaco e il pireoloforo: un motore propulsore a combustione vegetale (polvere di licopodio) e carbon fossile, brevettato nel 1807, sperimentato su alcune imbarcazioni nelle acque dei fiumi Senna e Sâone. Nel 1816 riprende i tentativi per fissare chimicamente le immagini della camera oscura, usando carta sensibilizzata con cloruro d'argento; riproponendosi, in particolare, di fissare i colori. Nel 1822 mette a punto l'eliografia, procedimento che sfrutta l'insolubilità del bitume di Giudea: materiale già usato dagli incisori, che, esposto alla luce, s'indurisce. Nel 1824 ottiene la prima riproduzione ottico-chimica di una natura morta, intitolata La table servie, dopo dieci ore di posa. Al 1826 risale, invece, quella che viene considerata la sua migliore eliografia: il ritratto del Cardinal d'Amboise, ricavato da un'incisione a stampa. Nel 1826, tramite l'ottico parigino Charles-Louis Chevalier, entra in contatto con Daguerre. Nel 1827, introducendo una lastra di peltro trattata con bitume di Giudea nel dorso di una camera oscura da pittore e puntandola per un intero giorno in direzione di una finestra al primo piano aperta sull'aia della Maison du Gras, la villa di famiglia a qualche chilometro da Chalon-sur-Sâone, nella Francia centrale, ottiene quella che viene comunemente considerata la prima fotografia della storia. Nello stesso anno, a Londra, tenta invano di far interessare alle proprie scoperte il re Giorgio IV e presenta alla Royal Society una breve relazione intitolata Notice sur l'heliographie. Nell'agosto del 1827 incontra a Parigi Daguerre; con il quale getta le basi per un accordo di collaborazione decennale formalizzato in forma provvisoria il 14 dicembre 1829, modificato il 9 maggio 1835 e redatto nella versione definitiva il 13 giugno 1837. I due si scambiano minuziose informazioni sulle reciproche ricerche fino al febbraio del 1833, ma soltanto dopo la sua morte Daguerre raggiunge i risultati più importanti. Nella società con Daguerre gli subentra, in qualità di erede, il figlio Isidore.

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Talbot, William Henry Fox
(Melbury House, Evershot, Dorset 1800 - Lacock Abbey, Wiltshire 1877)

Di famiglia aristocratica, titolare di un notevole patrimonio personale, riceve un'ottima educazione ad Arrow e al Trinity College di Cambridge, dove segue i corsi di matematica e di fisica laureandosi nel 1821. Ma ottiene risultati eccellenti nelle più disparate discipline, dalla botanica alla fisiologia, dalla chimica alle lingue classiche: pubblica un saggio sul calcolo integrale e vince il premio Porson per la traduzione in versi greci del Macbeth di Shakespeare. Chiamato a far parte della Royal Society nel 1831 in qualità di matematico, dal 1832 al 1834 è membro del Parlamento britannico. Inizia a interessarsi alla fotografia nel gennaio del 1834, reduce da una vacanza italiana. Ai primi di ottobre del 1833, infatti, sulle rive del lago di Como, decide di tornare a sperimentare un procedimento che ha concepito molti anni prima per produrre "immagini dipinte da sole". Rientrato in patria, nel 1835 realizza il primo dei suoi "disegni fotogenici". Dopo circa un anno, probabilmente scoraggiato dall'inadeguatezza del fissaggio, abbandona la sperimentazione. Quando, però, il 12 gennaio 1839, la "Literary Gazette" dà notizia dell'invenzione di Daguerre, rimette mano alle proprie ricerche. Il 30 gennaio 1839 tenta di rivendicare la priorità dell'invenzione presentando, nella biblioteca della Royal Institution, una relazione scritta corredata da alcuni disegni fotogenici eseguiti nel 1835. Di lì a poco - grazie ai suggerimenti dell'amico Herschel - mette a punto un procedimento negativo-positivo, che, dal proprio nome, battezza talbotipia; dopo averla perfezionata - tra il 20 e il 21 settembre 1840 - la chiamerà calotipia. Il 10 giugno 1841 presenta alla Royal Society The Process of Calotype Photogenic Drawing. Nel 1844 brevetta una tecnica per rendere trasparente, con un trattamento alla cera, la carta dei calotipi. I suoi volumi The Pencil of Nature (1844-46) e Sun Picture in Scotland (1845), segnano la nascita dell'illustrazione fotografica. Sperimenta innumerevoli perfezionamenti del procedimento fotografico nello studio Reading Talbotype Establishment, fondato da lui stesso e diretto dal suo ex maggiordomo Nicholas Henneman. Costruisce da sé piccoli apparecchi - alcuni dei quali non superano i 6 centimetri per lato - battezzati dalla moglie "trappole per topi", cui applica obiettivi da microscopio. Pioniere della registrazione fotografica del colore, nel 1851 mette a punto un prototipo di lampeggiatore azionato da una scintilla prodotta da una batteria di bottiglie di Leida.

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